Emilia Romagna e Covid. Donini scarta l’idea di un nuovo lockdown «Se necessario aumenteremo i controlli»

L’assessore regionale alla Salute: «Confido molto nel senso di responsabilità che i cittadini hanno dimostrato sino ad ora»



«Un nuovo lockdown? È un’ipotesi che non voglio nemmeno immaginare».


Al termine di un periodo in cui i contagi sono cresciuti e alle porte della stagione autunnale, l’assessore alla Salute dell’Emilia Romagna, Raffaele Donini, è fiducioso che la capacità del servizio sanitario possa evitare nuove soluzioni drastiche, a patto che tutti riprendano ad assumere comportamenti responsabili.

Assessore Donini, l’Emilia Romagna però è una delle prime regioni per numero di contagi giornalieri. È preoccupato?

«Per la verità negli ultimi mesi siamo fra le Regioni che effettuano più tamponi in assoluto, e quella che sta svolgendo più test sierologici, ma non siamo più stabilmente la seconda regione per numero di contagi dopo la Lombardia, spesso siamo la quarta o la quinta. Però non illudiamoci. Il virus sta circolando molto anche da noi dopo le vacanze, soprattutto fra le giovani generazioni. Come avevamo previsto, dato che il Covid si propaga per effetto degli assembramenti, la cosiddetta seconda ondata, che era prevista per l’autunno, ha anticipato i tempi presentandosi già da metà agosto, a causa dei rientri dalle località di vacanza e abbassando la media dell’età dei contagiati, che anche qui in si assesta intorno ai 30 anni. Con 10.000 tamponi al giorno (che arriveranno a 15.000 a fine mese), 1500 test sierologici, l’attività di contact tracing ci consente di individuare, circoscrivere e spegnere i focolai in modo tempestivo, ma fino all’arrivo del vaccino il lavoro della Sanità Pubblica sarà molto impegnativo. Occorre che torni a farsi rigoroso anche il senso di responsabilità dei cittadini. Evitare il più possibile assembramenti, mantenere il distanziamento, indossare la mascherina e lavarsi le mani. Il rischio zero non esiste, ma possiamo ridurre sensibilmente le occasioni di contagio.

Con l’inverno, quanto è concreto il rischio di nuove limitazioni delle libertà personali, se non addirittura di un secondo lockdown?

«Non voglio neanche immaginare quest’ultima ipotesi. Abbiamo imparato a conoscere il virus e siamo molto più attrezzati a combatterlo senza ipotizzare soluzioni drastiche. L’obiettivo è garantire la normalità di tutte le attività nel pieno rispetto delle regole di sicurezza».

Ci sarà un aumento dei controlli delle forze dell’ordine e delle Ausl nei luoghi di lavoro?

«Se sarà necessario certo, si andrà a un ulteriore potenziamento dei controlli, ma confido molto nel senso di responsabilità che i cittadini, in larghissima parte, hanno dimostrato sino ad ora. Nei mesi scorsi abbiamo visto che in alcuni settori, tra cui logistica e lavorazione carni, il virus si diffondeva con maggiore rapidità, e quindi si è andati alla definizione di regole ancor più serrate».

C’è un piano d’azione per gli scenari peggiori?

«Tracciare, isolare, spegnere potenziali focolai. Questi sono i capisaldi del contact tracing. Inoltre per essere attrezzati a ogni evenienza abbiamo inaugurato in Emilia-Romagna il primo Hub regionale e nazionale per la terapia intensiva, un totale di 146 nuovi posti letto sul territorio, di cui 30 al Policlinico di Modena e 18 a Baggiovara, che si aggiungono a quelli già esistenti. In vista dell’autunno, poi, sarà indispensabile vaccinarsi per l’influenza. I sintomi del Covid-19 sono in parte sovrapponibili, perciò la vaccinazione sarà d’aiuto per una diagnosi corretta. Ricordo, infine, che siamo in un contesto in cui è avanzata molto la capacità di intervento farmacologico, proprio per evitare l’ospedalizzazione e permettere alle persone contagiate di poter trascorrere a casa, in sicurezza, il periodo della malattia».

Scuola, quali le problematiche che temete di più?

«La scuola è un banco di prova importante, è inutile nascondercelo. E non sono mancate in Europa e nel mondo le “false partenze” con chiusure più o meno immediate. Noi vogliamo che la scuola apra sicura e soprattutto rimanga aperta in sicurezza. Dovranno essere rispettate rigorosamente le norme. Dal distanziamento dei banchi e degli alunni ad almeno un metro, alla sanificazione degli edifici, passando per la gestione dei pasti e per i corretti comportamenti di igiene personale, fino alla distribuzione delle mascherine, che sarà gestito dalla Regione con l’assessorato alla Scuola».

Che cosa succederà in caso di alunni positivi?

«La valutazione spetterà alla Sanità pubblica, ma cercheremo di offrire loro valutazioni omogenee. L’ideale sarebbe, se si presenta una positività, imporre l’uso della mascherina anche in classe per due settimane, testare in pochi giorni con i tamponi rapidi tutti gli alunni, insegnanti e personale non docente, isolare i positivi e tornare dopo 7/10 giorni in quel plesso replicando il tampone a tutti. A quel punto la scuola tornerebbe a osservare protocolli disposti dal Comitato tecnico scientifico. Meglio protocolli rigidi ed azioni incisive e tempestive che chiudere la scuola, su questo penso si converrà in modo unanime».

Tamponi, quali gli sviluppi in questo campo?

«In attesa del vaccino sapere chi è contagiato e isolarlo è l’unico modo per rallentare l’epidemia. L’Emilia Romagna arriverà come promesso a 15mila tamponi al giorno a fine settembre ed avremo 2 milioni di tamponi rapidi proprio per facilitare il contact tracing».

Sport e spettacolo. Crede che anche durante l’inverno gli spettatori potranno essere presenti in stadi, palazzetti, teatri e cinema?

«L’auspicio è quello - conclude Donini - Mascherina indossata e distanziamento. Con una buona organizzazione e comportamenti corretti si può recuperare una parte importante della quotidianità a cui abbiamo dovuto forzatamente rinunciare. E io spero davvero che si possa proseguire in questa direzione». —





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