Modena, l’elettrauto con il mito del Drake dice “stop” In pensione dopo 60 anni Giancarlo Donnini

All’età di 82 anni si ritira dalla storica attività di via Emilia Est dove conobbe anche Enzo Ferrari  

MODENA. «Imparare un mestiere significa aiutare una comunità».

Sono le parole di Giancarlo Donnini, mitico elettrauto di via Emila Est a Modena che all’età di 82 anni, dopo 60 anni di onorata attività e “66 di contributi” – come ricorda, va in pensione e aggiunge: «La mia officina di elettrauto era aperta anche di domenica mattina, non per fare soldi, ma per offrire un servizio valido alla nostra città». Molto conosciuto a Modena e ricordato da tutti per la sua tuta da lavoro bianca e blu, la passione di Donnini per i motori risale all’infanzia trascorsa in Venezuela.


«Nel 1948, all'età di 10 anni, io e la mia famiglia emigrammo in sud America in cerca di lavoro– racconta Donnini- e là ci rimanemmo fino al 1959. Ricordo che un giorno nel piccolo paese venezuelano dove abitavamo, vicino a Valencia, vidi parcheggiata una macchina rossa meravigliosa. Chiesi a mio padre, era una Ferrari. Da lì nacque la mia passione e, di conseguenza, la scelta di fare il meccanico».

Una volta tornato in Italia, nel 1960, Donnini inizia a lavorare dall'elettrauto Botti, ma la dipendenza in quell'officina non durò a lungo e Donnini, che il mestiere lo sapeva fare bene nonostante avesse solo poco più di vent'anni, prese coraggio e aprì la sua attività in via Carlo Zucchi e successivamente nella sede storica di Via Emila Est. Ma a Modena l’officina Donnini tutti se la ricordano non solo per la professionalità e disponibilità dell’elettrauto Giancarlo ma perché era un luogo magico per tutti i tifosi della Ferrari, un museo di ricordi, vessilli e cimeli della Rossa che Donnini collezionava negli anni.

«La mia passione per la Ferrari era profonda e sincera – afferma commosso l’elettrauto – così come immensa era la stima che provavo nei confronti dell’Ingegner Ferrari. Molte male lingue a Modena affermavano che io commercializzassi oggetti griffati Ferrari ma non è stato mai così e la mia più grande soddisfazione l’ebbi il 25 febbraio del 1988 alle 11,30 di mattina quando, inaspettatamente, il Drake si presentò da me».

Qualche giorno prima Donnini, che era solito addobbare l’esterno della sua officina con innumerevoli bandiere della Ferrari ad ogni Gran Premio, ad ogni vincita della Rossa o anche semplicemente al passaggio della Mille Miglia, il 18 febbraio 1988, per il novantesimo compleanno del Drake, aveva chiesto il permesso al Comune di poter esporre sui pennoni di fronte alla casa del commendatore di Largo Garibaldi 11, due bandiere che aveva appositamente fatto stampare, l’una con la scritta “90 anni la vittoria più bella” e l’altra “90 anni la sfida continua”. «Ferrari arrivò con autista e guardia del corpo – ricorda – io mi pulii le mani con uno straccio e andai verso di loro. L’autista e la guardia del corpo scesero e l’ingegnere mi fece segno di salire al posto di guida. Rimanemmo soli a parlare per mezz’ora.

Ferrari mi ringraziò per quello che avevo organizzato e mi raccontò che quando andava dal barbiere spesso Scaglietti lo stuzzicava dicendogli che a Modena un elettrauto in via Emila Est faceva soldi con cimeli del Cavallino. Io ci rimasi malissimo ma subito il signor Enzo mi sorrise e mi rassicurò dicendomi che alle provocazioni di Scaglietti aveva risposto: “Bene, se è così portami qualcosa che tu o altri avete acquistato da Donnini. Se non avete nulla da portarmi, smettete di parlarne male una volta per tutte”. Questa fu la mia più grande soddisfazione, lo guardai e gli sorrisi perché lui era al corrente della mia onestà. A questo punto l’ingegnere si allungò sul sedile posteriore e con due mani mi porse un libro dal titolo “Piloti che gente” che conservo sempre con immensa cura».

Ora fuori dai locali dell’elettrauto Donnini c’è una grossa scritta che dice “affittasi”, ma non è triste il signor Giancarlo: «E’ giusto che me la prenda con più calma ora – conclude – ma sempre con il signor Enzo e la Ferrari nel cuore». —