Da Modena Zingaretti lancia una “rinascita” contro tutte le destre

Il segretario del Pd ha chiuso la Festa nazionale dei democratici a Ponte Alto  «È giunto il tempo di realizzare un progetto per riedificare questo Paese»



«Quanta gente...». Un bambino che tranquillo saltella nella zona dei tappetoni elastici non sa che quella “gente” è la folta schiera di giornalisti arrivata da tutta Italia per seguire, in senso letterale, il segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti.


«Hai ragione amore mio, tanta gente», gli dice Zingaretti per poi scusarsi di quel baccano con i genitori che sono lì accanto. Il segretario sta facendo il tour dei ristoranti della Festa per salutare i volontari: sorrisi, “strette di gomito” e clima disteso. Alla fine sceglie una grigliata di carne al Falò, in compagnia di Davide Fava e di Stefano Vaccari.



La cena arriva dopo i 40 minuti di discorso che lo hanno visto protagonista all’arena del lago nella domenica conclusiva della festa nazionale dei Dem. E forse non è un caso quell’incontro con un bambino, perché delle nuove generazioni ha parlato a lungo.



«Non possiamo permetterci che i bambini che oggi nascono, tra vent’anni ci dicano: “Ma che cosa avete fatto? Come avete potuto essere così meschini, poco lungimiranti, così egoisti? Ma come potete definirvi classe dirigente se non avete pensato al futuro?”». Lancia da Modena una spinta ad attuare le riforme: «Il Pd è una forza a servizio di una missione chiara e leale, ma siamo al governo con un segnale netto: ora è giunto il tempo di riaprire una stagione di rinascita, un grande progetto per riedificare questo Paese. Un progetto per creare lavoro, costruire un nuovo modello di sviluppo basato sulla sostenibilità ambientale, investendo sulle persone, a cominciare dalla priorità delle priorità che è la scuola».



Indica la via alla vigilia dello sprint elettorale, in cui l’avversario non è più «il centrodestra, ma una destra che non si vergogna di candidare neofascisti o personaggi che celebrano l’anniversario della marcia su Roma».

Svariati i temi toccati, ma il primo è il dolore e il cordoglio per la morte di Willy Monteiro Duartem ucciso da un «branco di uomini» di una Italia «in bilico tra altruismo ed egoismo, violenza e solidarietà». Poi l’ampio capitolo dedicato alla politica internazionale: «L’Italia deve essere a capo della nuova Europa. Abbiamo preso il governo più antieuropeista della storia e l’abbiamo collocato a capo di un processo e una missione di condizionare e guidare gli eventi. L’Europa è il luogo dove si può affermare una civiltà costruita sul valore di ogni essere umano». E una bacchettata anche agli alleati: «Basta con l’ipocrisia di essere alleati ma in tv fare gli avversari, perchè logora l'immagine dell'alleanza»

Applausi da un pubblico che non riempie i 1000 posti dell’arena (volontari e addetti compresi), ma che segue con passione il discorso del segretario, il quale intrecciando di nuovo le generazioni ricorda l’antifascismo per spronare il partito e il governo al coraggio delle scelte: «Siamo gli eredi di quegli uomini e quelle donne che hanno ricostruito l’Italia col sangue di 18enni partigiani, che ci hanno consentito di essere qui, loro davanti ai fucili dei nazisti non si sono girati dall’altra parte, non cantavano Bella Ciao per ambire a fare carriera in politica, ma per darci la libertà ed è bellissimo che i movimenti giovanili abbiano risvegliato questo canto nel mondo. Noi dobbiamo esserne degni».

È l’introduzione all’affondo finale alla destra, a sette giorni dalle elezioni. Un affondo con cui si difende anche dal fuoco amico di Roberto Saviano («Il Pd è solo vapor acqueo», aveva detto): «A Roberto dico che se continuiamo a combattere casa per casa è perchè restiamo un presidio di legalità e di riscatto per chi è rimasto più indietro. Chi ritiene di trovare qui l’avversario da abbattere ha sbagliato di nuovo. L’avversario è la destra». Applausi da un pubblico che per età è molto distante da quel bambino che saltava sugli elastici, a parte una macchia gialla in prima fila. Sono Giovani Democratici, tutti con la stessa maglietta e anche a loro Zingaretti si rivolge: «Combattiamo uniti, mi assumo la responsabilità nei ritardi dell’innovazione del partito, ma ora basta vinciamo le elezioni e vada avanti chi è più bravo e non chi è più fedele. Dico soprattutto ai giovani: non aspettate segnali, date segnali, fondate una nuova base giovane e popolare del Pd». —