Modena  Prove tecniche di interazione tra l’uomo e la macchina Nel laboratorio del Fem l’intesa sembra possibile

Un pomeriggio alla scoperta dell’esperienza proposta al pubblico «Invitiamo a esplorare quale può essere la giusta strada da seguire

LA VISITA

paola ducci


Il rapporto in costante evoluzione tra uomo e macchina e l’interazione tra essi, che evolve verso una relazione simbiotica, è il tema di “Imparare con le macchine”, un intrigante viaggio interattivo che il Fem (Futur Education Modena) propone al Festivalfilosofia 2020. «Un’esplorazione di un possibile rapporto consapevole tra il soggetto uomo e l'oggetto macchina – spiega Damien Lanfrey co-fondatore di Fem e vicedirettore – e cioè un rapporto collaborativo e trasparente, rispettoso dei reciproci limiti, ma guidato dall'uomo e dalla sua capacità di raggiungere grandi obiettivi sociali, tenendo ferma una chiara comprensione della dimensione etica». Così, linguistica, matematica, filosofia, arti, informatica e robotica guidano il pubblico all'interno dell'esposizione nell'ex ospedale S. Agostino, in una dimensione digitale, attraverso una serie di attività interattive a cavallo tra formazione, consapevolezza e riflessione. Il viaggio si snoda attraverso 5 installazioni in cui 5 giovani divulgatori molto preparati, sono a disposizione del pubblico per spiegare, rispondere a domande e far partecipare in modo interattivo all'esposizione laboratorio. Se l’intelligenza artificiale e la sua etica, determinata anche dalle possibili imperfezione degli algoritmi, è l’argomento della prima installazione dove agli utenti è chiesto di risolvere alcuni dilemmi che potrebbero dare risultati falsati all'elaborazione di un risultato, il braccio meccanico di un robot munito di puntatore laser, è in grado di guidare la mano dell’uomo per la riproduzione di un' opera d’arte anche molto complessa. «La ragione per cui spesso la matematica è ritenuta una materia ostica e incomprensibile a molti – continua il vicedirettore Lanfrey – è data dal fatto che non si riescono a immaginare le sue formule tradotte in qualcosa di reale. Nella terza installazione invece possiamo chiarirci le idee e, attraverso il rapporto tra matematica, stampa 3d e programmazione, diventa possibile dare una forma e una sostanza ai codici matematici, in modo da rendere la materia più empirica e comprensibile a tutti». Le ultime due installazioni trattano invece di linguistica computazionale. Per esempio, grazie alla creazione e l’utilizzo di un software personalizzabile, è consentito leggere un testo in modo alternativo tramite parole chiave, o viene sviluppata la creatività linguistica attraverso un "generatore di metafore" che, fatta la scelta di un argomento, accosta immagini stimolanti per il cervello dell’utente favorendone la formulazione di metafore immediate, anche molto poetiche. «Obiettivo ultimo dell'esposizione – conclude Lanfrey – è muoversi oltre la dimensione binaria di macchine “buone” o “ cattive”, tecnologie di liberazione o di oppressione. Solo ponendosi nuovi obiettivi, l’uomo saprà come progettare, utilizzare, modificare le macchine verso una direzione guidata da internazionalità».

«Ho trovato questo percorso davvero interessante – afferma Ivano Devoti, archeologo di Bologna, a Modena per il Festival – mi interessano molto le nuove tecnologie applicate alla didattica. La parte che ho preferito è quella dedicata alla matematica: le sculture algebriche realizzate grazie alla stampa in 3d sono l’esempio pratico della traduzione del codice matematico in oggetti tangibili, dalle forme più astratte a quelle più concrete che si avvicinano alla natura». Sottolinea infine anche Elena Lucchetti, insegnante di Serramazzoni: «Questo modo così alternativo di fare didattica è un’idea importante e innovativa che va diffusa assolutamente nella scuola perché adatta alle nuove generazioni in quanto utilizza strumenti di cui i giovani hanno un'assoluta padronanza».

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