Emilia Romagna, con il sì al referendum addio a 24 parlamentari

La regione perderà il 35% dei deputati e il 36% dei senatori. In Trentino il taglio si ferma al 14%, in Basilicata tocca il 57%



Per fare i conti a livello provinciale bisognerà aspettare ancora un po’, perché il nuovo assetto dei collegi - in teoria previsto entro 60 giorni dall’approvazione della legge - potrebbe essere definito dopo il varo della nuova legge elettorale. Quel che è certo, comunque, è che Modena può scordarsi per sempre i 17 parlamentari - numero che comprende anche i politici nazionali “paracadutati” sotto la Ghirlandina - eletti due anni e mezzo fa tra i collegi esclusivamente modenesi e quelli che comprendevano anche la nostra provincia. Un numero destinato a ridursi notevolmente: applicando in maniera lineare la “sforbiciata” del 36,5% prevista sul totale dei deputati e senatori avremmo sei parlamentari in meno, ma le cose sono più complesse, e soprattutto dovranno essere approvati il nuovo assetto dei collegi e la nuova legge elettorale, che cambieranno la situazione e di conseguenza anche il numero di parlamentari eleggibili nella nostra provincia. Ma se la perdita modenese in termini numerici non può ancora essere quantificata, le cose cambiano a livello regionale, dove le nuove “quote” sono già definite dalla nuova legge che porta il numero complessivo dei deputati da 630 a 400 e quello dei senatori da 315 a 200.


Dalla prossima legislatura, infatti, l’Emilia Romagna perderà ben 24 parlamentari, passando dagli attuali 67 a 43 rappresentanti degli elettori a Roma. In particolare, la nostra regione passerà da 45 a 29 deputati e da 22 a 14 senatori: un taglio in linea con il -36,5% nazionale, dal momento che perderemo il 35,55% dei rappresentanti a Montecitorio e il 36,36% di quelli a Palazzo Madama. Numeri in linea con le regioni dalle caratteristiche simili alla nostra - il Veneto, ad esempio, perderà il 36% dei deputati e il 33,33% dei senatori, mentre la Lombardia dovrà dire addio al 37,2% dei rappresentanti alla Camera e al 36,73% di quelli al Senato - mentre a “guadagnarci”, o almeno a perdere meno in termini di rappresentatività, saranno le regioni più piccole: il Trentino Alto Adige, per esempio, manterrà il numero minimo di sei senatori, ovvero tre per provincia - con una perdita del 14% rispetto a oggi, dal momento che i sentori trentini sono attualmente sette - mentre la Valle d’Aosta manterrà il senatore attuale. In realtà, ci sono regioni che perderanno rappresentatività in maniera ancora più importante: in Basilicata, ad esempio, è previsto il passaggio da sette a tre senatori, con un calo del 57,14% dei rappresentanti a Palazzo Madama. —