Modena, il dopo referendum. «Cittadini per deputato, siamo ultimi in Europa per rappresentatività»

Il costituzionalista Unimore Simone Scagliarini sugli effetti della legge «Da un eletto per 96mila persone passiamo a uno su 151mila»

l’intervista

Ricorda che il sole sorgerà anche oggi, e che la democrazia nel nostro Paese continuerà a restare tale. Se però si parla di qualità della democrazia, allora c’è qualcosa da dire: per esempio, che la legge sul taglio dei parlamentari approvata lunedì con il referendum confermativo ci proietta in cima alla classifica dei Paesi europei con minor rappresentanza parlamentare: in sostanza, dalla prossima legislatura saremo lo Stato con il maggior numero di cittadini rappresentati da ogni eletto. A commentare gli effetti della riforma che taglierà il 36,5% dei parlamentari italiani è il costituzionalista Simone Scagliarini, docente di Istituzioni di diritto pubblico all’Università di Modena e Reggio Emilia.


Professore, ma noi non eravamo quelli del Parlamento più numeroso d’Europa?

«No, non lo siamo. Ma soprattutto, con la legge approvata siamo il Paese europeo con la minor rappresentatività: come conferma il Servizio studi della Camera, se non ci saranno cambiamenti, dal prossimo mandato saremo quelli con il maggior numero di cittadini per deputato. I numeri elaborati a Montecitorio ci dicono che oggi un deputato italiano rappresenta 96mila persone, mentre nel Regno Unito il numero sale a 102mila, nei Paesi Bassi a 114mila, in Francia a 116mila, in Germania a 117mila e in Spagna a 133mila. Tra i Paesi con maggiore rappresentatività c’è ad esempio la Danimarca, dove un deputato rappresenta 32mila persone, oppure il Belgio, dove si sale a 76mila cittadini per deputato».

E con la riforma approvata?

«Con la legge in vigore saremo il Paese con la minor rappresentatività, dal momento che con 400 deputati su una popolazione di 60 milioni e 484mila abitanti, ogni deputato rappresenterà 151.210 cittadini, un rapporto peggiore di quello della Spagna, che al momento è il Paese con meno rappresentatività in Europa».

Il problema della rappresentatività, insomma, esiste...

«Numeri alla mano, il dato innegabile è che la rappresentatività in Italia diminuisce notevolmente, passando da 96mila a 151mila cittadini rappresentati da un deputato. A calare sarà anche la rappresentatività in Emilia Romagna, che perde il 35% dei deputati e il 36% dei senatori: un dato in linea con il taglio nazionale, ma un po’ superiore ad alcune regioni piccole come Trentino e Valle d’Aosta».

Cosa si può fare adesso per riequilibrare la situazione?

«Preso atto del risultato del referendum e dei suoi effetti, ora è necessario che le ulteriori riforme procedano velocemente: penso alla riforma elettorale, ma anche alla revisione dei collegi. E a nuovi regolamenti parlamentari, che erano pensati per 630 deputati e 315 senatori. Insomma, se un’azienda taglia il 36,5% dei suoi dipendenti, mi sembra ovvio che sia necessario rivedere un po’ il funzionamento della macchina».

Almeno risparmieremo un po’ di soldi, no?

«L’argomento del risparmio, quantificato da Carlo Cottarelli in un caffè al giorno, per me è sempre stato risibile. Per prima cosa, la democrazia ha un costo, e fare dei tagli comporta inevitabilmente anche un calo della qualità. In secondo luogo, se l’obiettivo era risparmiare, sarebbe bastato ridurre l’indennità parlamentare. Qualche anno fa abbiamo ridotto i consiglieri regionali: qualcuno ha forse notato particolari benefici in termini di risparmio, per esempio con somme importanti destinate alla sanità?». —

L.G.

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