Modena. «Lasciata per ore al Pronto soccorso senza bere e andare in bagno»

Le accuse di una 95enne contro l’ospedale di Baggiovara «Mi hanno risposto che me la potevo fare addosso...» 



MODENA. «Erano indifferenti a tutto. Avevo chiesto l’acqua la mattina e non me l’hanno portata neanche verso sera, per bere e mangiare sono dovuta arrivare a casa. Ho detto “è da stamattina che sono qui” e mi è stato risposto “io sono qua dalle 7”. Non mi hanno lasciato andare neanche in bagno, mi hanno risposto “no, no e no”. A un certo punto ho anche detto “me la faccio addosso o la faccio a letto?”. “Ah faccia quello che vuole” mi sono sentita rispondere. Chiedevo solo un po’ di acqua e di andare in bagno. È un ospedale o cosa? Volevo chiamare i Carabinieri».


Così Iside Boccedi, 95 anni, ha raccontato quello che ha vissuto lunedì al pronto soccorso dell’ospedale di Baggiovara. Oltre 9 ore senza bere, mangiare, né andare in bagno. Era stato il suo medico di base a compilare l’impegnativa con la quale sua figlia, Elisabetta Tonini, l’avrebbe dovuta accompagnare al pronto soccorso per una sospetta rottura del femore (a seguito di alcune cadute) e per eseguire un controllo neurologico.

«Nonostante mia mamma non sia autosufficiente a me hanno negato l’ingresso, così ad accompagnarla è stata la Croce Blu di Nonantola – racconta Tonini – alle 11.10 le ha stato assegnato il codice verde e alle 11.52 ho ricevuto la prima chiamata dalla dottoressa che mi chiedeva, nonostante avesse l’impegnativa del medico, perché fosse lì. Non sono potuta andare da lei e ho dovuto aspettare una seconda telefonata, arrivata alle 16.58, nella quale mi comunicavano che le avevano riscontrato una microfrattura a una vertebra e che necessitava di un busto. Così mi hanno chiesto di andare là per pagare il tecnico per il busto. Quando sono arrivata, circa un quarto d’ora dopo, ho dovuto aspettare un’altra ora prima di vedere mia madre. L’ho trovata su una barella infilata in un corridoio davanti agli ambulatori, era agitatissima, svestita e coperta con solo un lenzuolo, non aveva mangiato, né bevuto, né era stata accompagnata in bagno».

Alla 95enne vengono fatti i raggi ma non la visita neurologica richiesta dal suo medico. Così come non le viene eseguito il tampone, il cui esito negativo doveva essere il suo “lasciapassare” per l’ingresso nella RSA scelta dalla famiglia.

Nella lettera di dimissioni si legge che “la paziente era tranquilla” e si fa riferimento a una presunta “patologia di base” che però, secondo la figlia, non le è mai stata riscontrata.

«Ho chiesto alla dottoressa come potevo portarla a casa in quelle condizioni e lei, senza sapere quale fosse questa patologia e avere l’umiltà di mandarci da un geriatra, ha cambiato la lettera di dimissioni e ha scritto una terapia – continua Tonini - l’ho fatta vedere al medico di base e mi ha detto che è sbagliata e che ci manderà un geriatra a casa. Quella sera mia madre è tornata a casa con il pannolone in condizioni che le lascio immaginare e siamo riusciti a metterla a letto solo all’1 di notte. Al pronto soccorso c’era un altro signore anziano che chiedeva di andare in bagno ma non c’era nessuno e si è fatto la pipì addosso. L’ho sentito dire a un infermiere “sono qui solo come un cane” e lui ha risposto “e noi chi siamo?” ed è andato via. Mentre la figlia racconta, interviene di nuovo Iside: “Fatemi quello che volete ma io lì dentro non ci torno più, solo che non credano che la gente sia cretina! Io a loro non ho fatto niente, dico solo la verità”. E poi ripete “volevo solo bere e andare in bagno”. —