Pavullo La Procura e la morte di Alessandra: «Omicidio causato dai troppi silenzi»

«Si poteva evitare la tragedia». Ricostruita la dinamica che ha portato all’arresto di Davide Di Donna, marito della 46enne

PAVULLO «Purtroppo in questo come in altri casi simili ci troviamo di fronte a uno spaccato di grande sofferenza individuato troppo tardi, dove l’unica voce sono i segni del corpo, che dicono tante cose. Se ci fossero state prima altre voci, sia da parte della persona che ha subito i maltrattamenti sia da altri che sapevano, si poteva evitare tutto questo. Va stigmatizzato questo silenzio in contrasto con le indicazioni del corpo».



Così il procuratore aggiunto Giuseppe Di Giorgio ieri mattina in conferenza stampa assieme al tenente colonnello Francesco Garzya ha fotografato il dramma del silenzio che secondo la Procura ha portato alla morte di Alessandra Perini, la casalinga 46enne di Sant’Antonio spirata la sera del 1° ottobre in ambulanza durante una disperata corsa a Baggiovara. «È caduta dalle scale il giorno prima». Questa la spiegazione fornita ai soccorritori dal marito Davide Di Donna, 50enne di origini campane che da una vita fa il fornaio a Pavullo. Ma le sue dichiarazioni sono state ritenute «non sovrapponibili» al quadro clinico emerso dall’autopsia su quel martoriato corpo. E dai riscontri d’indagine dei carabinieri della Compagnia di Pavullo e del Nucleo investigativo sono emersi elementi tali da portare il gip Andrea Romito, su richiesta del pm Marco Niccolini, a emettere l’ordinanza che lunedì alle 13 ha portato all’arresto dell’uomo con l’accusa di omicidio preterintenzionale.



L’ha sottolineato più volte Di Giorgio questo silenzio “colpevole”, fornendo elementi importanti per capire di più su una vicenda che ha lasciato sotto choc la comunità pavullese. «In base alle prime risultanze dell’autopsia arrivate il 5 ottobre, la donna risulta deceduta per un’emorragia cerebrale subdurale di verosimile origine traumatica» ha spiegato il magistrato, parlando di lesioni subite «fino a 48 ore prima». Dunque l’ipotizzata lite con percosse potrebbe non essere avvenuta il 1° ottobre ma in precedenza. E la Procura sospetta che queste non siano affatto state le uniche percosse subite dalla donna: «Sul corpo sono state trovate ecchimosi risalenti a eventi precedenti che richiedono verifiche per riscostruire la dinamica dei rapporti domestici degli ultimi tempi». È possibile che ci siano state altre aggressioni dunque, «e per questo l’ipotesi di reato nei confronti dell’uomo potrebbe anche mutare» ha specificato.



Da qui gli approfondimenti investigativi nell’ambito di un’indagine tuttora in corso che ha comportato anche il sequestro dell’appartamento dove la coppia viveva con le due figlie adolescenti, che sarà con tutta probabilità oggetto nei prossimi giorni di rilievi da parte dei carabinieri del Ris. Si trova in fondo a via Guarini, nella zona industriale di Sant’Antonio, all’ultimo piano di una palazzina. Non abitavano qui da molto: avevano acquistato da un anno circa, dopo la vendita della casa in cui avevano abitato prima a Renno.

Qui si è consumato l’epilogo nella drammatica sera del 1° ottobre: gli inquirenti hanno specificato che Alessandra sarebbe svenuta all’improvviso in un momento in cui in casa era presente tutta la famiglia. Dunque anche le figlie hanno visto tutto. Da quel momento la madre non ha più ripreso conoscenza. La chiamata al 118 l’ha fatta proprio il marito ora accusato dell’uxoricidio, dicendo che la moglie si era sentita male all’improvviso. I soccorritori sul posto hanno tentato il tutto per salvarla, e la corsa in ospedale, purtroppo vana, ne è la prova.

Al termine degli esami di Medicina legale, giovedì scorso Alessandra è stata sepolta a Monteobizzo, alla presenza del marito. Di quel giorno rimane un mazzo di fiori bianchi davanti al loculo, dove sotto al suo nome è scritto: “Vi amerò dal cielo come vi ho amati sulla terra”. Riposa accanto ai genitori Mauro Perini e Carla Venturelli, scomparsi nel 2015 e 2013. —
 

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