Peer Education. I ragazzi under 25 educatori alla pari in parchi e disc

MODENA Hanno insegnato nei parchi e nei campi. Si sono lanciati nelle discoteche, in epoca pre-Covid, non per sballare. Ma per mettere in guardia i coetanei. Sono gli “educatori alla pari 2.0”. Il servizio Dipendenze patologiche dell’Ausl di Modena ne ha promosso la sperimentazione nei distretti di Pavullo, Sassuolo e Vignola. Il modello è la “peer education” scolastica. «Ci lavoriamo da tantissimi anni - spiega Giorgia Pifferi, direttore della Psicologia clinica dell’Ausl - per promuovere la salute e i corretti stili di vita nelle scuole, soprattutto nelle superiori. Attraverso il modello “peer-to-peer” si può arrivare ai giovani con maggiore facilità».

Più innovativo esportare il modello fuori dalle mura degli istituti. «È un’esperienza abbastanza unica», ammette Pifferi. Una sfida a cui hanno risposto “presente” sia gli operatori sia i giovani coinvolti di età compresa tra i 14 e i 25 anni. «Abbiamo cercato di fare il raffronto tra la peer education nelle scuole e le attività all’esterno - approfondisce Monica Tedeschini, psicologa del distretto di Vignola - Le sperimentazioni si sono svolte in centri aggregativi come un parco o persino una panchina».


La parola chiave è responsabilità. «Ha pagato il saper coinvolgere i ragazzi e renderli protagonisti», assicura Pifferi. Gli scenari sono stati diversi. «Nelle discoteche si sono svolti interventi di prevenzione del danno e riduzione del rischio - dice Tedeschini - I ragazzi sono stati formati sui temi, poi hanno preso parte a banchetti informativi. Hanno girato per la discoteca, dialogando con i loro pari. A volte, hanno consigliato l’uso del alcoltest. Se il valore era alto, li invitavano a non guidare, rimanendo a parlare con loro».

La sperimentazione sarà discussa mercoledì a Màt al castello di Formigine. Dalle 16.30 alle 18.30 Tedeschini e Pifferi dialogheranno con operatori del progetto Zone della cooperativa sociale Aliante, che gestisce l’educazione di strada. —