Sassuolo Il finto povero con la Ferrari da 40 anni non paga le tasse

La Guardia di Finanza smaschera un imprenditore che deve al Fisco 12 milioni  In garage ha la vettura, più motoryacht, gioielli e case. Beni sequestrati



Un tenore di vita da nababbo e una dichiarazione delle tasse al limite della povertà. Nelle sue abitazione erano parcheggiate anche una Ferrari e in porto era ormeggiato anche un motoryacht da dodici metri ma per il Fisco era nessuno perchè i redditi che depositava all’Agenzia delle Entrate sembravano quelle di un poverello.


Insomma, un ladro delle tasse che ha lasciato a bocca aperta anche i militari della Guardia di Finanza che sono abituati a vederne di tutti i colori. Ma quando si sono trovati sul radar delle verifiche incrociate la posizione di quell’industriale sassolese hanno messo in fila il solito campionario di dichiarazioni false e fasulle.

Di qui il nome di “Trono di stracci” alla complessa operazione di verifica che ha permesso di scoprire quarant’anni di evasione sistematica, metodica, senza eccezioni.

Così è scattato il sequestro preventivo emesso dal Tribunale di Bologna che ha dato via libera alla messa in sicurezza di case, polizze assicurative, auto di lusso, gioielli e quadri d’autore.

Il tutto per un ammontare di oltre un milione di euro.

«La palese sproporzione tra il tenore di vita negli anni e la consistenza dei beni posseduti e accumulati - osserva in una nota la Guardia di Finanza - sono stati resi possibili anche grazie alla simulata intestazione di beni a moglie e figlio».

Nella rete degli ispettori fiscali sono così finiti cinqueimmobili, sei polizze assicurative, denaro depositato in due conti correnti, gioielli e rolex in quantità, quadri e incisioni d’autore tra cui opere di De Chirico e Scuffi.

Una sorta di tesoro nascosto accumulato grazie al mancato pagamento delle tasse, a differenza di quanto fa la maggioranza dei cittadini davanti al fisco.

Naturalmente quello che è stato sequestrato è solo la punta dell’iceberg.

«Nel dettaglio - spiegano in una nota le Fiamme Gialle - tra i redditi dichiarati, che spesso erano vicini alla soglia della povertà, e il patrimonio avuto a disposizione nel tempo, è stata rilevata una sproporzione per circa 7 milioni di euro a fronte di debiti verso l’erario per oltre 12 milioni di euro che nascevano dalle condotte messe in atto dall’imprenditore».

Come accade di solito in questi casi ora il braccio di ferro si sposta in sede giudiaziaria e amministrativa. Se l’ Agenzia delle Entrate, a cui spettano i controlli fiscali, dovrà valutare l’entità delle sanzioni, i giudici dovranno ora verificare la posizione dell’imprenditore rispetto a reati finanziari. Un terreno scivoloso su cui le esigenze di cassa spingono lo Stato al patteggiamento, se il contribuente - evasore versa subito una parte del maltolto.

Contemporaneamente proseguono accertamenti discreti per scoprire i collegamenti con i professionisti che hanno permesso la gigantesca evasione. —