Modena: lo storico palazzo in corso Canalgrande rimane vincolato. Proprietari sconfitti

Vertenza giudiziaria per un “simbolo dell’élite modenese” Non bastano la ristrutturazione del 1953 e i due nuovi piani

Modena. Dal XVII secolo osserva il passaggio e il passeggio su via Emilia, in uno dei più suggestivi crocevia di Modena, quello con corso Canalgrande. E proprio dal corso, al civico 71, si accede ad uno dei tanti palazzi storici e di pregio del centro città. Si chiama Palazzo Borghi Mari e il suo status sono diventati oggetto di discussione davanti ad un giudice. Perché sull’edificio è in corso un acceso confronto: va considerato ancora un simbolo della storia cittadina oppure merita di essere svincolato da qualsiasi vincolo architettonico?

Per raccontare la vicenda va però riavvolto il nastro e messi sul piatto tutti gli elementi. Palazzo Borghi Mari ha diversi proprietari: se si scorrono coloro che si sono rivolti al tribunale amministrativo, affidandosi all’avvocato Rolando Pini, si leggono cognomi importanti per Modena, società e immobiliari che si spartiscono cinque piani di un edificio imponente. Nel 1953 sull’edificio vennero commissionati ed eseguiti diversi interventi di trasformazione con rilevanti modifiche delle parti interne, che secondo i ricorrenti “avrebbero fatto perdere, relativamente agli assetti interni, la configurazione originaria”. Il 28 aprile 2017 la Commissione regionale per il patrimonio culturale dell’Emilia Romagna però emana un decreto che estende la dichiarazione di interesse culturale all’intero immobile. Notifica che non fa particolarmente piacere ai proprietari, che avrebbero comunque voluto mantenersi liberi nell’effettuare modifiche strutturali quantomeno nelle zone non nobili, in particolare tra il quarto e il quinto piano, realizzati solo successivamente e quindi - in teoria - senza alcun valore storico architettonico.


Ma la giurisprudenza ha scelto di far prevalere gli elementi che conferiscono a Palazzo Borghi Mari quel fascino culturale, tipico di un edificio che sorge nel cuore di una città. I giudici, nelle motivazioni, hanno infatti fatta propria la relazione della Sovrintendenza in cui si parla di «caratteristiche di pregio artistico, con la presenza in alcune stanze di decorazioni di Andrea Becchi definito, senza smentita, quale “il più famoso decoratore dei palazzi modenesi di fine ottocento”, si che Palazzo Borghi Mari viene considerato quale “esempio significativo dell’edilizia residenziale dell’élite modenese”».

Richiamandosi a precedenti sentenze di Cassazione e Consiglio di Stato su vicende analoghe, il Tar ha perciò respinto il ricorso dei proprietari spiegando in sostanza che «un edificio oggetto di vincolo storico artistico rappresenta un “unicum”. E, di norma, non è pensabile una suddivisione del medesimo tra parti di maggiore e minor pregio e una conseguente dichiarazione di interesse storico artistico “in parte qua”, poiché verrebbero meno le ragioni stesse poste dalla legislazione vincolistica a fondamento della verifica di interesse artistico». —