Modena. Il Duomo fatto di Lego Un’impresa in 8mila pezzi

Durante il lockdown il modenese Giorgio Ruffo ha riprodotto la facciata:  «Ho realizzato un sogno. La svolta quando ho trovato i pezzi giusti per il rosone»

MODENA. «I Lego sono sempre stati la mia passione fin da bambino - racconta Giorgio Ruffo, collezionista e appassionato delle famose costruzioni ad incastro - il lockdown è stata l’occasione per realizzare un sogno: costruire la facciata del Duomo di Modena in scala con i mattoncini più famosi del mondo».

Modena, il duomo di Giorgio Ruffo costruito con i mattoncini Lego



Modenese, appassionato di storia dell’arte e innamorato della costruzione ideata da Lanfranco, Giorgio racconta che spesso nelle sue passeggiate in centro storico si fermava ad osservare il Duomo, rimanendo incantato dalle sue perfette proporzioni e dalla dovizia di particolari racchiusi nelle sculture del Wiligelmo.

«Dentro di me sentivo l’urgenza di riprodurlo e così, spesso, nel tempo libero ne abbozzavo la struttura - ricorda l’appassionato collezionista - poi il lockdown e dopo qualche giorno passato a girovagare su internet ho deciso che quello strano momento sospeso era l’occasione che da tempo aspettavo per partire, armarmi di pazienza e buttarmi a capofitto nell’impresa». Giorgio non era nuovo alla realizzazione di sculture in Lego, in casa sua si scorgono una Statua della Libertà alta circa 40 cm e una riproduzione gigante di una nave spaziale di Guerre Stellari. Nel suo ordinatissimo studio poi sono infinite le scatole contenenti i mattoncini di tutte le tipologie, mentre le pareti sono ricoperte di riproduzioni della nostra cattedrale con studi sulle proporzioni.

«Capire che la facciata poteva essere inscritta in un quadrato perfetto è stata la base da cui sono partito - spiega Giorgio - e così ho tirato fuori dagli scatoloni sparsi un po’ ovunque gli 8000 pezzi Lego che ho utilizzato per realizzare l’opera. Del resto erano anni che l’idea mi frullava in testa e nel tempo avevo accumulato tanti pezzettini bianchi ritenuti inutilizzabili dalla maggior parte dei collezionisti».

La sua impresa si è conclusa solo in questi giorni. Circa 600 ore di lavoro, litigi in casa a causa di mattoncini sparsi ovunque insieme alle riproduzioni in scala stampate e appese su porte e pareti, e notti insonni, tante racconta Giorgio, a realizzare le parti più complesse. «Inutile dire che sul rosone ho sputato sangue - ricorda con un sorriso - poi una notte il colpo di genio: ho trovato delle parti flessibili di Lego technic che venivano utilizzate per la costruzione di bracci rotanti di robot anni ’80 e quelli diventarono i raggi perfetti del mio rosone».

La scultura di Ruffo è davvero incredibile, ha una altezza di circa un metro, e ciò che colpisce è come sono state ricreate le proporzioni tra le parti, la veridicità dei dettagli e gli accostamenti cromatici. «Il tutto rispettando al cento per cento i dogmi di costruzione Lego - ricorda - secondo i quali non è consentito tagliare o modificare i pezzi, verniciarli o incollarli tra loro». Ma adesso cosa ne farà di questa scultura? «L’ho realizzata in modo che possa essere facilmente smontata in blocchi e trasportata. Non nego che mi piacerebbe mostrarla, per esempio ai bambini a scuola o nei nostri musei cittadini. Sono aperto a qualsiasi possibilità: per ora è qui nella mia sala, me lo godo ogni sera, quando torno dal lavoro. E se penso alla fatica e alle energie che ho impiegato per realizzarlo, ancora mi commuovo, ma mi dico anche “bravo”». —


 

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