Modena Cinque contagi alla Gls «C’è voluta una protesta per avere i tamponi»

IL CASO

Daniele Montanari


«Noi siamo quelli che durante il lockdown vi abbiamo portato le cose a casa, a nostro rischio. Ci aspettavamo un’attenzione specifica di fronte alla possibilità di una nuova ondata di contagi. E invece se abbiamo voluto ottenere qualcosa siamo dovuti venire a protestare qui fuori».

Nelle parole di Abderrahim Marzouk c’è un misto di rabbia, delusione e incredulità. È uno dei 130 lavoratori della Gls Modena, in cui il 9 ottobre nel magazzino di via Massarenti si è riscontrato un caso di positività Covid. Dato che è un reparto nevralgico da cui passano tutti, si è levato subito grande allarme tra colleghi magazzinieri, facchini e corrieri. La sera del 12 è stato convocato il comitato per la sicurezza aziendale, che si è chiuso però solo con la raccomandazione di usare la mascherina. Da qui l’azione del SICobas, che il 13 ha scritto una lettera al presidente della Regione, al sindaco e al prefetto di Modena, all’Ausl e ovviamente ad azienda e committenti per chiedere tamponi a tappeto. Perché intanto i contagi aumentavano: ad oggi sono arrivati a 5, più altre due persone in osservazione. Ma non si è ottenuto nulla: «Se l’Ausl non faceva i tamponi, abbiamo chiesto alla principale azienda del cantiere Gls di provvedere a pagamento come avevano fatto altre aziende - spiegano Leyla Cardoza ed Enrico Semprini del SICobas - ricevendo una risposta ridicola: ci sarebbe un divieto per le aziende di far fare tamponi ai privati per questioni di privacy. Noi temiamo sia invece una questione di spesa». Da qui il presidio di ieri mattina in San Giovanni del Cantone davanti alla sede Ausl. Che ha sortito qualche effetto: il referente Ausl per le relazioni sindacali Riccardo Solmi è sceso a incontrare la delegazione e l’azienda in una nota ha annunciato che nei prossimi giorni verrà fatto il tampone a tutti, specificando che «l’indagine epidemiologica sui casi è tuttora in corso». «Bene, ma non ci doveva essere bisogno di arrivare alla protesta» commentano i sindacalisti.

«Non temiamo solo per noi, ma anche per voi - sottolineano i corrieri Nabil Manar e Luca Di Costanzo - non vogliamo portare il virus nelle vostre case». —

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