Pavullo. Trecento fiaccole in ricordo di Alessandra. E i carabinieri del Ris esaminano la casa

La comunità ha risposto commossa all'iniziativa della Casa delle Donne. Gli esperti a caccia di indizi

PAVULLO. Alessandra Perini nel cuore. E con tanta voglia di scoprire tutta la verità sulla sua tragedia. È questo che ha detto la giornata di ieri, iniziata e finita a Pavullo nel segno della casalinga 46enne di Sant’Antonio morta il 1° ottobre in seguito a lesioni che hanno portato in carcere il marito Davide Di Donna, 50 anni, con l’accusa di omicidio preterintenzionale.

Pavullo, fiaccolata per Alessandra, uccisa dal marito

Una vicenda choc che ha avuto un’eco enorme sul territorio. Per il fatto in sé e perché dalla tragedia di questa giovane madre (di due ragazze adolescenti) che ha patito tanto in silenzio nella sua vita si è levato un monito, un imperativo morale: fare in modo che non accada mai più, qui e altrove. Facendo sentire alle donne che si trovassero in una condizione famigliare simile, che non sono sole. Che c’è una rete di comunità pronta a raccogliere e supportare la loro denuncia.

È questo il messaggio venuto dalla fiaccolata voluta ieri sera dalle 20 in piazza Montecuccoli dalla Casa delle Donne contro la violenza di Pavullo insieme a numerose associazioni del territorio. Fittissima la mobilitazione: più di 300 persone in piazza con una candela in mano, nel rispetto del distanziamento, davanti alla torre del municipio illuminata per la prima volta per l'ottobre rosa. Tante donne ma anche uomini, famiglie, ragazze e ragazzi... C'erano anche le suore, e ovviamente don Roberto. Una vera mobilitazione di comunità.

«Grazie, grazie davvero per essere qui così in tanti - ha esordito Elena Montorsi della Casa contro la violenza, anima dell'evento - per aver scelto di essere in prima linea, fra quelli che fanno e non tra quelli che aspettano che qualcuno faccia qualcosa. La vostra presenza così numerosa è importante per Alessandra e per ricordare a tutte le donne che subiscono violenza che non sono sole. Siamo qui per incoraggiarle, per dire che c'è una comunità pronta ad accoglierle. Perché a noi non interessa chi sa e magari si rifugia nel pettegolezzo, ma chi è pronto ad accogliere una donna che autonomamente, con i suoi tempi, decide di denunciare le violenze. Con i suoi tempi, senza forzature. E senza colpevolizzare chi non riesce a farlo: la colpa di una violenza non può mai ricadere su chi la subisce. Mai, mai».

Un silenzio assoluto ha regnato di fronte a queste parole, fatto di riflessione e commozione. Soprattutto quando Elena ha letto il messaggio mandato dai famigliari: «Grazie alle associazioni e alla gente di Pavullo che sta dimostrando che Alessandra non è sola. Noi confidiamo nella giustizia». C'erano la zia e un cugino: non hanno avuto la forza di prendere il microfono ma hanno chiesto di mandare a tutti un abbraccio. Tra gli interventi, quello dell'assessore Ornella Ongari a nome dell'amministrazione comunale: «Conoscevo Alessandra dai tempi in cui gestiva col marito il forno in via Mazzini - ha detto - ricordo di averla vista a volte con dei lividi o un braccio fasciato. Diceva sempre che era stato per una caduta o un incidente in casa. Donne, non abbiate paura a farvi avanti: sappiate che ci sono forze dell'ordine e assistenti sociali preparati ad affrontare questo tipo di situazioni. Ci sono i rifugi. Tutte avete il diritto di vivere e di crescere i figli in un ambiente sereno». E poi le riflessioni di altre donne tra la folla: «Nessuno può possedere nessuno», «ricordatevi che non è mai solo uno schiaffo», «il problema non sono i singoli uomini ma una società che incita alla forza e alla prepotenza».

E altri, con una richiesta: «Anche la politica affronti con più determinazione il problema delle violenze». In chiusura Elena ha lasciato ancora un momento di silenzio, poi la sottolineatura: «Spesso mi chiedono perché faccio questo lavoro così difficile nei centri antiviolenza. Io dico sempre la stessa cosa: perché credo che ogni donna che riesce a essere libera sarà pronta a cambiare il mondo. E perché le donne ce la fanno. Non c'è niente di più bello che vedere il mutamento nel viso di una donna che viene a denunciare: all'inizio è brutto, nella sofferenza e perdita dell'autostima. Alla fine la stessa donna diventa bellissima, perché ha capito di esserlo».

I RIS IN CAMPO

Ma la giornata è anche iniziata nel segno di Alessandra, dicevamo. Lo ha fatto col sopralluogo compiuto dai Ris di Parma, insieme ai carabinieri del Nucleo Investigativo di Modena e a quelli della Compagnia di Pavullo nell'appartamento in fondo a via Guarini dove la coppia viveva. Iniziato alle 10.30, si è protratto fino al tardo pomeriggio. È stata una ricerca a 360 gradi di qualsiasi traccia, anche nascosta, relativa a lesioni recenti o passate. Una ricerca di prove per corroborare la tesi dell'omicidio preterintenzionale, certo, ma anche per documentare altri episodi che potrebbero aggravare la posizione del marito. —