Toni e la rapina. Il campione del mondo si stringe alla sua famiglia «Sono stati brutti momenti»

Il bomber invoca massima discrezione a tutela delle vittime L’unico sollievo: i suoi figli non sono stati toccati dai rapinatori 

CASTELNUOVO. Per tutta la giornata Luca Toni ha seguito con discrezione i rilievi della squadra Scientifica dei carabinieri e del Nucleo investigativo dell’Arma. Ha provato a fornire ogni dettaglio utile per aiutare i militari a capire, a farsi un’idea di quanto avvenuto poco prima dell’ora di cena di giovedì. Tutta la zona di Montale è sottoposta al controllo delle telecamere di sicurezza, pubbliche e private (giusto l’altro giorno il Comune aveva annunciato un maxi investimento per acquistarne altre da installare nel capoluogo e proprio a Montale), che potrebbero essere quantomeno utili per delineare le fasi di arrivo e quelle di fuga dei banditi a bordo di una potente vettura scura.



Che fossero Luca Toni e la sua famiglia le vittime della banda è un’ipotesi più che plausibile, ma potrebbe essere la testimonianza del campione del mondo di Germania 2006, che giusto giovedì celebrava su Instagram l’annuncio di mister Marcello Lippi di non allenare più, ad offrire una panoramica ancora più dettagliata. È stato infatti lui a spiegare con dovizia di particolari i movimenti, le descrizioni e i dettagli di un’incursione durata pochi minuti ma che possono essere sembrati un tempo infinito.

Ma ciò che l’ex calciatore ha raccontato agli inquirenti rimane ovviamente secretato nel fascicolo d’indagine e ancora è complesso proporre una descrizione dettagliata e certa. Toni ha infatti chiesto massima discrezione sull’inchiesta («Sono stati brutti momenti», ha ammesso) non tanto per tutelare se stesso e per evitare un più che scontato interesse mediatico, quanto per evitare un altro choc alla sua famiglia, già provata per quei drammatici frangenti che hanno dovuto vivere giovedì e nelle ore successive quando sono partite le indagini dell’Arma. I bambini non sono stati toccati e già questo è forse l’unico aspetto positivo di una storiaccia sulla quale i carabinieri stanno spendendosi in forze. Si può comunque ipotizzare che la banda fosse ben preparata, non ha mai perso lucidità e neppure il controllo della situazione, elementi che portano verso un gruppo composto da specialisti consapevoli di ciò che stavano facendo e incuranti delle misure di protezione adottate dalla famiglia Toni.

Ieri pomeriggio il bomber di Stella di Serramazzoni ha risposto cortesemente al telefono mentre si recava dal suo avvocato. Ha scelto di non parlare nell’immediato, invocando proprio la privacy e la necessità di ritrovare un po’ di serenità d’animo. Non è comunque escluso che nelle prossime ore possa affidare ad una nota il suo personale commento, utile ad alleggerire l’attenzione nei confronti di un assalto così violento e che poteva finire molto peggio se qualcosa non fosse funzionato come preventivato dalla banda di rapinatori. —

F.D.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi