Castelnuovo Tre banditi armati di pistola rapinano Luca Toni nella sua villa

CASTELNUOVO Un assalto in piena regola nella villa del campione Luca Toni giovedì sera a Montale. Il calciatore è stato aggredito da tre malviventi mentre era in casa con i bambini.

I banditi, pistole in pugno e mascherati in volto, gli hanno ordinato di consegnare tutti i valori, perfettamente informati delle abitudini della famiglia. Si sono accaniti contro di lui, evitando di coinvolgere i due figli. Sono stati momenti di terrore e gli aggressori sapevano come muoversi, per nulla intimoriti nel trovarsi davanti al campione. Hanno dimostrato lucidità e un addestramento di tipo militare.



Gli aggressori si sono mossi quando era già buio e, con ogni probabilità, erano in quattro. Il complice dei tre banditi era in macchina con il motore acceso, pronto a caricare gli altri in caso di allarme. La funzione dell’autista sentinella in aggressioni in casa di questo tipo è sempre fondamentale. Anche per il caso di Luca Toni i banditi si sono allontanati dopo aver caricato il bottino e aver intimato alle vittime di non avvisare nessuno. Una precauzione superflua visto che avevano agito in pochi minuti, non trovando praticamente resistenza da parte di nessuno della famiglia. L’auto si è dileguata nell’oscurità. C’è chi dice che fossero a bordo di un’auto scura, forse un’Audi nera, partita a tutta velocità. Difficile però che la targa sia stata annotata da qualcuno anche se proprio da questo dovranno partire i carabinieri che portano avanti le indagini.

Ma è sulle modalità e sui riscontri che adesso dovranno concentrarsi gli inquirenti. I banditi hanno agito con lucidità e decisione, scegliendo tempo e modo per un’aggressione nel momento per loro più propizio. Il primo quesito: c’erano altri complici oltre a quelli che hanno colpito il calciatore? Invisibili ma pronti a intervenire in caso di inseguimento? Anche questo è uno dei particolari che dovranno essere chiariti dagli uomini in divisa che non stanno trascurando nessun dettaglio. Per tutta la giornata di ieri sono andati e tornati gli esperti della Scientifica che hanno cercato impronte, capelli, tracce biologiche, pronti a catturare ogni frammento di Dna.

Al tempo stesso vengono passate al setaccio le telecamere delle case vicine. Suonano beffardi, con il senno di poi, i cartelli che avvisano gli estranei dei “Controlli di vicinato”; in questo caso che potevano fare di fronte a professionisti come gli aggressori della famiglia Toni?

Quanto alla macchina, la traccia più visibile, era rubata o era rubata solo la targa? Un altro quesito da cui partire: e vista la gravità della situazione, l’Arma ha messo in campo i propri investigatori migliori, organizzando una task force necessaria a ricostruire l’accaduto ma soprattutto a capire se sia entrata in azione, nel territorio modenese, una banda specializzata, alla pari di quella che da settimane fa esplodere bancomat un po’ ovunque.

La villa di Montale, assaltata stavolta poco prima di cena, non è nuova a intrusioni dei banditi. Nel 2008, quando in casa non c’era nessuno, qualcuno riuscì ad entrare per cercare monili d’oro e oggetti di valore. Nell’occasione furono lasciate la Scarpa d’oro come miglior bomber della stagione 2005-06 e la medaglia d’oro conquistata con la vittoria dei Mondiali 2006, mentre i ladri presero una maglia della Nazionale. Momenti drammatici Toni li ha invece vissuti nel febbraio 2017 quando il bomber, in quel momento dirigente dell’Hellas Verona, venne aggredito ad Avellino mentre si recava allo stadio con il presidente degli scaligeri, il carpigiano Maurizio Setti: la loro auto fu seriamente danneggiata. —

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