Contenuto riservato agli abbonati

Bar e ristoranti, oggi la protesta in piazza Grande a Modena «Così ci uccidono»

Il Dpcm impone la chiusura alle 18, i gestori non ci stanno: «Siamo costretti a licenziare»

Modena. Delusi, stanchi, pieni di domande e perplessità, ma pronti ascendere in piazza pacificamente per farsi ascoltare: sono i baristi e i ristoratori di Modena dopo la conferma del nuovo Dpcm firmato da Conte nella tarda mattinata di ieri.

Il nuovo decreto prevede l'obbligo di chiusura alle 18 per tutti i locali pubblici. «Vuol dire ammazzarci – afferma Mauro Rossi dell’Osteria Rossi di piazza Roma -così ci tolgono l’80% degli incassi già dimezzati ormai da tempo a causa dello smartworking. La domanda a cui non riusciamo a rispondere è questa: a cosa sono valse le regole super stringenti che sono state imposte per la riapertura post lockdown? Il sospetto è che abbiano funzionato da palliativo. Ma allora, se così fosse, avrebbe più senso un lockdown generalizzato come quello di marzo, e non il "lockdown del tempo libero". Noi e la cultura di nuovo siamo i settori più colpiti e questo è profondamente ingiusto».

Ancora più arrabbiato è Dario Malanduia, titolare del ristorante Uva d’Oro di piazza Mazzini: «Appena me lo concederanno licenzierò tre dipendenti. Cosa dico ai miei ragazzi ora? Da me ci lavora gente che ha famiglia. Cosa faccio, li metto di nuovo tutti in cassa integrazione con i soldi della cassa che non arrivano mai? Ho investito migliaia di euro per rendere il mio ristorante sicuro e non licenziare nessuno. Come è possibile contagiarsi con questo distanziamento? Ci sono dati statistici che confermano i ristoranti come luoghi in cui sono possibili pericolosi focolai? Chiudendo alle 18 noi andremo a perdere il 75% del nostro fatturato, come potremo sopravvivere?».

Anche i baristi e i titolari dei locali aperti nelle ore notturne sono preoccupati e delusi, non capiscono come potranno reggere a un altro colpo del genere che per adesso è decretato fino al 24 novembre, ma che potrebbe essere prorogato. Tutti gli esercenti sono concordi nel sostenere che sia il presidente Bonaccini che il sindaco Muzzarelli hanno fatto davvero di tutto per scongiurare questo disastro, ma a nulla è servito. «L’impatto di questo decreto sarà drammatico – conferma Alessio Bardelli della Lambruscheria di Calle di Luca - un decreto ingiusto che non serve a risolvere il problema sanitario in nessun modo. Stavolta si rischia il fallimento. Sarebbe stato più saggio controllare e sanzionare chi le regole non le ha rispettate. Anche se in Emilia, come ha ribadito anche Bonaccini sabato scorso, in buona parte abbiamo fatto tutto il possibile per la salvaguardia della sicurezza e non è giusto penalizzare chi stava lavorando bene e con responsabilità».

Oggi alle 18 baristi, ristoratori e titolari di locali di Modena e provincia abbasseranno le serrande anche per il servizio d'asporto. Si sono dati appuntamento alle 18 in piazza Grande per una manifestazione contro il decreto. «È giusto manifestare – conclude Antonio Iacuzzi, dell’Amburgheria di piazza XX Settembre – negli altri paesi europei si chiude, ma lo Stato aiuta. In Italia sono solo illusioni. Per il lockdown abbiamo ricevuto solo 1300 euro senza avere possibilità di sconti su affitti, energia e altro. A fronte delle perdite subite, gli aiuti sono stati ridicoli».

E mentre i ristoratori modenesi meditano lo sciopero fiscale, anche a Carpi è stata organizzata una manifestazione davanti al municipio. E c’è chi chi lancia la sfida e annuncia che oggi, primo giorno di chiusura serale, terrà aperto l’esercizio. Si tratta della Stazione del Gusto di Tiziano Vignaroli, che ha scritto a Bonaccini, e il ristorante Laghi Anna di Cortile.