Cimone in allarme dopo il caso Cervinia «Adesso è a rischio la stagione sciistica»

Luciano Magnani, presidente del Consorzio  «Se gli impianti non aprono, qui crolla tutto» 

l’intervista

daniele montanari


La stretta sulle stazioni sciistiche impressa dal nuovo Dpcm fa tremare il Cimone. Tra le restrizioni introdotte dal decreto c'è infatti anche da chiusura degli impianti sciistici da oggi fino al 24 novembre. Una decisione presa anche a seguito degli assembramenti a cui si è assistito sabato a Cervinia, dove le piste sono state prese d'assalto da quasi 2.000 persone, con code incredibili e assembramenti.

Al Cimone, quando il meteo lo consente, la stagione parte l'8 dicembre, dunque non ci sono ricadute immediate. Ma in caso di proroga dello stop oltre al 24 novembre salterebbe tutto anche qui.

«Già lo stop allo sci imposto adesso è comunque un segnale negativo per le prenotazioni» sottolinea Luciano Magnani, presidente del Consorzio Cimone.

Gli impianti sono reduci dalla chiusura di stagione anticipata all'8 marzo per il lockdown. «È una situazione delicata: se si chiudono le stazioni, collassa tutta la filiera della neve: impianti, alberghi, ristoranti, ber, rifugi, campeggi, affittacamere, negozi, maestri di sci, noleggi e tutte le altre attività commerciali che vivono di turismo invernale. Nel comprensorio del Cimone è l'unica forma di sostentamento per centinaia di famiglie». Da qui la fibrillazione, ma anche la fiducia nell'azione che Stefano Bonaccini sta portando avanti da presidente della Conferenza delle Regioni: «Grazie alla sua conoscenza del territorio - nota Magnani - sta giustamente sostenendo che, applicando i vari protocolli, le stazioni devono rimanere aperte perché danno le giuste garanzie di sicurezza. Ricordo peraltro che da noi non esistono impianti chiusi, a parte la funivia. E ricordo anche che siamo in quota e che il boom di presenze registrato quest'estate in montagna non ha affatto condotto a un aumento dei contagi».

Che il dialogo con le Regioni possa portare a una schiarita lo prevede lo stesso Dpcm, che all'articolo 1 recita: “Gli impianti sono aperti agli sciatori amatoriali solo subordinatamente all'adozione di apposite linee guida da parte della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e validate dal Comitato tecnico-scientifico, rivolte ad evitare aggregazioni di persone e, in genere, assembramenti'”. Bisognerà trovare valide soluzioni, ma la possibilità di uscirne c'è. —