Modena «Costretto a chiudere la palestra modello Perché chiedono sacrifici solo ad alcuni?»

Davide Ghidoni è titolare della Ghido Hammer Gym di via Fusco, unica in regione con attrezzatura americana 

LA TESTIMONIANZA



«Avevamo appena iniziato a vedere una ripresa che ci piomba addosso questo nuovo lockdown nel periodo più importante per l’utenza. Non è solo un’altra mazzata economica, ma una decisione che sinceramente non capiamo nelle motivazioni».

Dall’alto del suo metro e 90, Davide Ghidoni ha sicuramente le spalle larghe. Ma anche se cerca di non perdere il sorriso e la fiducia nel futuro, si vede che sente tutto il peso del momento. Soprattutto continua a chiedersi perché. Perché la sua palestra gioiello, la Ghido Hammer Gym creata con le sue mani in un capannone in via Fusco, debba rimanere ferma. E con essa le attrezzature Hammer che ha fatto portare dagli Usa, che ne fanno una realtà unica non solo in provincia ma in tutta la regione. Finita ugualmente nella rete del blocco lanciata dall’ultimo Dpcm. Ma senza una ragione di fondo, a suo giudizio.

A partire da una mera constatazione numerica: «Prima del lockdown avevo 300 persone al giorno. Da novembre, quando ha cominciato a circolare il virus, a inizio marzo, quando è arrivato il lockdown, sono stati 1.500 accessi a settimana, che in quattro mesi fanno 24.000. Mai avuto un contagio».

L’attività è ripartita a giugno, con il recupero degli abbonamenti. Ma si sa che l’estate non è la stagione migliore per una palestra. Il top è l’autunno-inverno: proprio ora stava tornando un certo giro. Ed ecco la seconda batosta. Con amarissimo retrogusto, «perché 5 giorni prima dell’ultimo Dpcm - sottolinea - il ministro dello Sport Spadafora aveva dichiarato: “Nessuna evidenza scientifica denuncia focolai in relazione all’allenamento individuale nei luoghi controllati”. E che i centri sportivi si erano rivelati luoghi sicuri».

Davide ha tutti i motivi per ritenere sicuro il suo: «Qui tutti entravano con la mascherina e se l’abbassavano in postazione solo durante gli esercizi, per poi rimetterla subito negli spostamenti. Ma prima di andare via prendevano uno degli spruzzini sempre a disposizione con igienizzante e pulivano la macchina prima di lasciarla a un altro. E noi poi ogni giorno lavavamo i tessuti a 95 gradi, oltre a tutte le pulizie e le sanificazioni generali».

C’è la stessa soglia di attenzione in altre attività rimaste aperte? «In realtà ad alto afflusso come supermercati e centri commerciali non sempre rispettano i protocolli di sicurezza - osserva - eppure restano aperti. Io appoggio le scelte fatte a tutela della salute, ma non mi è chiaro perché il sacrifico economico lo debbano fare solo certe categorie». La stima della perdita legata allo stop in un mese importante come questo si aggira sui 25mila euro. «Le spese e le tasse però mi restano addosso, com’è stato durante il primo lockdown. Al massimo c’è solo un rinvio».

In questi giorni ha ricevuto molti messaggi di solidarietà da parte dei clienti, che hanno tanta voglia di riprendere: «E noi con loro - rimarca - vogliamo ripartire più forti di prima. La palestra è un luogo di salute fisica e mentale, e si sa che fare attività fisica aumenta le difese immunitarie. I nostri obiettivi sono gli stessi del Governo. Che però ci lascia indietro». —

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