Modena "Senza la scuola in presenza saremo negativi al Covid ma nessuno potrà dirsi sano"

Un’insegnante scrive al presidente Bonaccini

la lettera

Gentile Stefano Bonaccini, sono un’insegnante di un liceo modenese, che, con tristezza, ha appreso la notizia della sospensione, quasi totale, delle lezioni in presenza.


Hanno riconquistato la normalità con soddisfazione e fatica. Durante l’intera estate, la dirigente e il suo staff hanno lavorato per consentire una ripresa in massima sicurezza, con il metro e l’alcool alla mano. E il risultato ad oggi, lo abbiamo ritenuto, un successo. Abbiamo ascoltato i nostri studenti, le loro paure, il desiderio di rivedersi, il disagio, talvolta sconfinato in una depressione o in un disturbo alimentare. Abbiamo cercato di recuperare motivazione e fiducia, di credere di nuovo nella certezza di una routine, che oggi, di colpo, viene vanificata.

Si poteva agire diversamente? Lo domando senza prestare ascolto alle tante dietrologie supposte, ma con franca amarezza. Si potevano potenziare i mezzi di trasporto nelle ore di punta, pur avendo noi differenziato entrate e uscite? Si potevano controllare meglio i luoghi di ritrovo irresponsabili, o limitare altre affluenze pubbliche, ma la scuola da sempre è luogo non solo di cultura e sapere, ma di incontro, fisicità, e viva voce. Una tristezza, il dialogo con gli adolescenti dietro ad uno schermo, i problemi tecnici di connessione che infrangono il clima necessario per catturarli, l’aula vuota dopo mesi in cui sembrava che la scuola fosse necessità prioritaria. Se la salute viene definita come “stato di completo benessere fisico, sociale e mentale, e non soltanto come assenza di malattia o infermità”, allora oggi, sebbene negativi al Covid, nessuno di noi può definirsi del tutto sano. —

FRANCESCA FERRARI

insegnante

© RIPRODUZIONE RISERVATA



La guida allo shopping del Gruppo Gedi