«Baristi, non criminali» Carpi dice no al decreto con la fiaccolata dei 300

Esercenti e addetti di altre categorie professionali con le luci dei telefoni accese «Manifestiamo pacificamente contro norme schizofreniche e senza senso»

CARPI “Non siete soli”. Questa la frase ripetuta più volte nel tardo pomeriggio di ieri, alla manifestazione durante la quale, oltre 300 persone hanno illuminato con le torce dei cellulari il cuore del centro storico tra piazza Martiri e corso Alberto Pio a Carpi.



Il grido di dolore di ristoratori, baristi, piccoli imprenditori, ai quali si sono uniti studenti, liberi professionisti e addetti appartenenti a più categorie non ha lasciato dubbi: «Anche Carpi è solidale alle attività colpite dall’ultimo decreto», ha scandito Enrico Pavesi, tra gli organizzatori della protesta pacifica, ma determinata. A ogni partecipanti che, intorno alle 19, ha raggiunto il municipio è stato distribuito un cartello: “Non spegniamo l’economia”. Invitati da Pavesi, poi, si sono distribuiti nella metà della piazza più vicina a Palazzo Scacchetti, alzando il telefono illuminato al cielo per un minuto.

«L’ultimo decreto sta mettendo a dura prova il nostro tessuto economico e soprattutto attività come bar, ristoranti, cinema, teatri - dicono gli organizzatori - Le azioni del Governo sono schizofreniche e insensate. Questa manifestazione pacifica vuole esprimere solidarietà alle attività colpite. Siamo qui, indipendentemente dal partito e dalle nostre convinzioni politiche».

Tra i partecipanti, anche tanti ragazzi giovani. Come Federico Incao, 19 anni, dipendente dell’Amarcord Café di Soliera. Federico solleva un cartello con scritto: “Siamo baristi, non criminali”. «Ci fanno sentire davvero così - spiega Federico - Ci sono tantissime incongruenze nel comportamento degli ultimi mesi del Governo. E non ho vergogna di dirlo: i baristi e i ristoratori hanno dovuto spendere tantissimi soldi per adeguarsi alle nuove misure di sicurezza. Quando hanno raggiunto quel traguardo, ecco che li fanno chiudere. Potevano svegliarsi prima invece di troncare così le nostre entrate. Avrebbero potuto provare a regolamentare il trasporto pubblico, dove i mezzi sono sempre imballati. Lì sì che i contagi sono tanti. Un ristorante, di sicuro, non ospita così tante persone come un mezzo pubblico. E di conseguenza è più sicuro».

Cristiana De Laurentis ha 21 anni ed è titolare con il padre del King’s Café di Carpi. «Le nuove norme non ci hanno penalizzato tanto per la chiusura - aggiunge Cristiana - Prima abbassavamo la saracinesca alle 20, infatti. Il danno grosso è stato durante il fine settimana e in particolare il venerdì, quando lavoravamo prima fino all’una o alle due. Poi, quando sono scattate le nuove misure, fino a mezzanotte. E ora dobbiamo chiudere al pomeriggio. Così non va bene. Anche perché non si risolve nulla. È assurdo che i clienti possano fare colazione e pranzare da noi, ma che non si possano trattenere per l’aperitivo. Mi sfugge quale sia la differenza. Ora, per “metterci una pezza”, stiamo cercando di ingegnarci con l’asporto”.

Anche Cristiana impugna un cartello: “Se lavorare on è più un diritto, pagare le tasse non è più un dovere”, recita il messaggio che riecheggia la protesta della categoria. Nella parte alta del cartello c’è il simbolo del cocktail listato a lutto.

Ha manifestato con tanto di cartelli anche un gruppo di studenti al suono di: “Meno Dad (didattica on line) e più autobus”. E, ancora: “Azzolina a casa, studenti a scuola”.

In piazza sono scesi più esponenti politici di tutti gli schieramenti: c’erano sindaco e vice, Alberto Bellelli e Stefania Gasparini, l’assessore Mariella Lugli, la capogruppo leghista Federica Boccaletti, i giovani attivisti di Forza Italia, come lo stesso Pavesi e Michele De Rosa.

«Io appartengo al settore delle sale da gioco», rimarca il giovane Francesco Carretti. «Se lo Stato voleva perdere dei soldi, adottando il nuovo decreto ha scelto il modo giusto. Ho molta paura per il futuro, c’è la possibilità che saremo gli ultimi a riaprire». —


 

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