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Modena In Accademia primeggia una donna: Il soldato Irene è la migliore del corso ufficiali

A vent’anni esatti dall’apertura dell’ingresso alle ragazze, una di loro ha raggiunto il grado più elevato di “Capo Scelto di Reggimento”  

l’intervista

paola ducci


Esattamente vent’anni dopo l’ingresso in Accademia Militare delle prime donne, per la prima volta un allievo ufficiale donna raggiunge il grado più elevato ed ambito di “Caposcelto di Reggimento” ovvero la figura più meritevole del primo anno di corso.

Insieme a lei altre nove donne Allievi Ufficiali sono state insignite di importanti riconoscimenti. Ma chi è questa ragazza che passerà nella storia della più antica Accademia militare del mondo? Si chiama Irene Incarnato, viene da Volla in provincia di Napoli e fin da piccola desiderava fare il soldato.

Perché e quando ha deciso di entrare in Accademia?

«In questa scelta mio cugino ha avuto un ruolo chiave: ha frequentato anche lui l'Accademia Militare ed è grazie a lui che, ancora bambina, ho avuto modo di entrare a contatto con questo ambiente. Più crescevo e più mi appassionavo a questa realtà, tanto che ad un certo punto la passione è maturata nella convinzione che quello militare sarebbe stato il contesto in cui sarei riuscita a dare il meglio di me e ad essere d'aiuto per il Paese».

Quindi ha scelto la strada del medico militare.

«Avevo maturato sin dalla scuola primaria la volontà di studiare medicina e ho scelto poi l'Esercito Italiano perché come medico militare c’è la possibilità di fare quotidianamente qualcosa di concreto per il Paese, anche in contesti differenti da quelli in cui viene impiegato un medico in ambito civile. Ancor prima di vestire il camice indosso l’uniforme e sono un soldato, e questo è un connubio che sin da subito è sembrato perfetto per le mie aspirazioni e inclinazioni».

Quali sono state le sue emozioni nel ricevere questo riconoscimento?

«Mi sono sentita profondamente onorata e soddisfatta. Dopo il riconoscimento, quello che ho provato è stata la voglia di mettermi ulteriormente in gioco e di impegnarmi ancora di più nelle vesti di Capo Corso».

Se lo aspettava e che valore ha per lei?

«Durante l'anno ho dato il meglio di me stessa in tutte le attività, dallo studio all'addestramento, perché credevo in quello che facevo, non perché volessi raggiungere specifici obiettivi di graduatoria: quindi non mi aspettavo un esito del genere perché non ho mai focalizzato i miei sforzi verso la massima qualifica a cui possa aspirare un Allievo Ufficiale. Essere il Capo Scelto di Reggimento però è senza dubbio un grande onore, nonché una grande responsabilità: fungo da tramite tra la Linea di Comando e i miei colleghi Allievi Ufficiali e ho la possibilità di rappresentare l'Accademia Militare nelle occasioni ufficiali. Inoltre sono il riferimento più immediato per la buona condotta degli Allievi Ufficiali, perché una delle funzioni del Capo Scelto di reggimento è quella di indirizzare questi ultimi verso atteggiamenti e scelte giusti e leali, nonché contribuire a garantire l’unità all'interno dei corsi dell’Accademia».

Ha percepito qualche disappunto da parte dei compagni di corso uomini? O invece ha il sentore che certe idee come il ritenere che la carriera militare sia qualcosa di adatto solo a persone di sesso maschile, siano finalmente superate?

«Credo fermamente che le idee alle quali si riferisce siano state superate, ma non la settimana scorsa, bensì vent'anni fa, se non prima: donne e uomini si addestrano da diverso tempo insieme, lavorano, soffrono e gioiscono assieme, il tutto per un fine comune: servire al meglio la Patria. Non ho affatto percepito disappunto da parte dei miei colleghi: siamo una “Unica Schiera", o come tanto amiamo dire “Una Acies”, che è il motto dell'Accademia, e non ci facciamo condizionare da fattori come la differenza di sesso o la provenienza geografica».

Quali le sue aspettative?

«Nei miei piani per il futuro c’è sicuramente quello di continuare a crescere e a formarmi per diventare un ottimo Ufficiale. Da un punto di vista strettamente professionale, dopo la Laurea in Medicina e Chirurgia e la maturazione dei requisiti previsti, mi piacerebbe avere la possibilità di accedere alla specializzazione: al momento sto valutando sia Chirurgia sia Anestesia e Rianimazione. In concreto, mi piacerebbe anche essere impiegata all’estero, ossia prendere parte a operazioni internazionali, per servire nel miglior modo e nella maniera più totalizzante il nostro Tricolore».

Crede che il fatto che così tante donne abbiano avuto quest'anno riconoscimenti di merito importanti, possa in qualche modo cambiare o anche semplicemente mettere in discussione per esempio le modalità di alcune tradizioni o cerimonie militari che forse ancora permangono?

«In merito alle tradizioni, credo fermamente che per noi militari queste siano un punto di riferimento fondamentale, una sorta di bussola morale utile a non perdere di vista la sfera valoriale entro la quale agiamo. Le tradizioni non sono insensibili al trascorrere del tempo ed è quindi logico che si evolvano, senza che la natura intima ne sia stravolta. Peraltro non mi risulta che ve ne siano alcune che precludano qualcosa al personale di sesso femminile. Le tradizioni sono tese a mantenere salda la coesione dell’organizzazione militare, a prescindere che i suoi componenti siano uomini o donne: così come siamo in grado e fiere di addestrarci e servire la Patria con i nostri commilitoni, siamo in grado e fiere di portare avanti le stesse tradizioni».

Un suo messaggio di incoraggiamento a tutte le ragazze che vogliono intraprendere la sua stessa strada?

«Gli unici fattori veramente importanti sono la determinazione e l’integrità morale. La professione militare in generale prevede molteplici difficoltà e sacrifici, indipendentemente dal fatto che chi la intraprenda sia un uomo o una donna. Sarete in grado di superare tutti questi ostacoli solo se sarete intimamente convinte della vostra scelta e se vi avvarrete del sostegno dei vostri commilitoni: così riuscirete a raggiungere ottimi risultati». —