Sassuolo insorge e chiede il dietro front Consegnate in piazza le chiavi dei locali

In 400 contro le ultime decisioni del Governo 

SASSUOLO “Lavoro, lavoro, lavoro”. Il ritornello che, oltre ai cartelli ha accompagnato gli oltre 60 minuti nei quali la gente si è trovata in piazza Garibaldi contro l'ultimo Dpcm di Giuseppe Conte, è stato questo.

Sassuolo: i baristi riconsegnano le chiavi del locale per protesta contro il Dpcm



Persone arrabbiate, anche se qualcuno aveva già negli occhi la rassegnazione. Tra la gente, circa 400 persone, alcune delle quali arrivate anche da Fiorano, Maranello e Castellarano, anche la maggior parte della giunta, sindaco in testa.



«Sono venuto a portare la mia solidarietà – ha detto Francesco Menani, che ha mandato messaggi a parlamentari e al governo per chiedere una riflessione sulle proteste – perché credo che a questa gente sia stato fatto un torto. Qualche mese fa a baristi e ristoratori, ma anche ad altre attività artigianali, è stato chiesto uno sforzo per adeguare locali e personale alle norme che erano state emanate. Questa gente ha fatto degli investimenti, si è adeguata, poi arriva la chiusura alle 18, una vera e propria presa in giro. Cosa farei se potessi decidere? Chiusure alle 23/24 e multe a coloro che non dovessero rispettare le regole. Sassuolo non è Milano, nemmeno Torino, Roma o Napoli: i contagi sono pochi e il premier avrebbe fatto meglio a far decidere all'autorità locale, non solo a Sassuolo ma anche ad altre città nelle nostre stesse condizioni».

In piazza, oltre al tintinnio delle chiavi dei locali, in segno di protesta, pochi altri rumori, fatta eccezione per qualche applauso quando qualcuno esprimeva ad alta voce il proprio dissenso, senza urla, con moderazione. Quello che maggiormente dà fastidio è stato riassunto dal sindaco ma non solo.

«Noi abbiamo solo bisogno di lavorare – ha ribadito Simona Calabria, contitolare del bar Stella di via Mazzini – e vogliamo farlo senza che ci vengano ancora una volta a tagliare qualcosa. Prima ci hanno limitato nel numero di persone all'interno. E l'abbiamo fatto. Adesso ci vogliono tagliare il numero delle ore che ci portano il reddito: non è assolutamente giusto». In piazza anche Antonio Alfieri, ristoratore conosciuto per essere il titolare di alcuni esercizi quali “La Filetteria 1.0” ed il “Caminetto”, quest'ultimo a Montegibbio. Proprio Alfieri, in un impeto di scoramento, aveva lanciato su Facebook un lungo appello al presidente del consiglio Giuseppe Conte, condito anche con qualche “piccante” epiteto che non è sfuggito ai sassolesi. Alfieri lo ha ribadito anche ieri in piazza: «In questo modo – ha detto tra l'altro – il rischio che alcuni di noi non si rialzino più, è molto realistico». Le voci non arrivano solo da baristi e ristoratori ma anche da altre attività che stanno subendo la scure delle chiusure. Tra queste anche quella di Maurizio Chelini, titolare della scuola di ballo “Kelly Dance”, da decenni in città. «Io voglio fare l'unica cosa che so fare – ha detto col suo accento romano, l'ex ballerino ed oggi coreografo, insieme al fratello Sandro della scuola di via Mazzini – perchè insegnare è la mia vita. Io da giovane danzavo, poi ho iniziato ad insegnare ed è ciò che voglio fare. Non voglio alzarmi la mattina ed andare a girare nel parco: non è la mia vita». La sosta in piazza Garibaldi è durata poco più di un'ora e alla fine la gente si è sparpagliata senza nessun problema. A vigilare, oltre agli agenti del commissariato, c'erano anche i colleghi della Polizia Locale e la Digos ma, come detto, non c'è stato bisogno di intervenire (per assurdo c'è stato più disturbo esterno lunedì sera che ieri).

In chiusura anche le parole di una sassolese, che ha deciso di aggiungersi ai dimostranti pur non facendo parte della categoria. «Mi è sembrato giusto – ha detto Daniela Valentini – venire in piazza Garibaldi per dare la mia solidarietà a questi imprenditori e lavoratori. Sono nata a Sassuolo e vivo a Sassuolo e quindi conosco quasi tutti coloro che stanno manifestando. Anche i commenti che ho sentito vicino a me, compresi quelli di alcuni ragazzini, sono tutti convergenti verso la vicinanza a queste categorie». Sarà servito? La maggior parte della gente ha lasciato la piazza con gli occhi (si vedevano solo quelli vista la disciplina nel portare la mascherina) visibilmente contrariati e senza soverchie illusioni. —


 

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