Fiorano Bertolini  fa galoppare la 312 T4 di Gilles che fece a sportellate in pista con Arnoux

Andrea Bertolini, pilota della Ferrari, 40 anni dopo aver visto quella corsa in tv ha riportato in pista la Rossa rimasta nella storia della Formula Uno 

Quarant’anni fa papà Italino e Andrea erano seduti in casa davanti alla televisione. E urlavano. E si alzavano. E si abbracciavano. Spingevano Gilles come tutti i ferraristi che hanno avuto la fortuna (anch’io) di vivere quel momento di Formula Uno vera. Che faceva a sportallate.

Come fosse una giostra dell’autoscontro. Correva l’anno 1979. Ultimo giro del Gp di Francia a Digione e Arnoux con la Renault che supera Gilles. «E lui che lo risorpassa. Non si arrende... figurati se Villeneuve lo faceva passare Arnoux!» ricorda Andrea con gli occhi lucidi, come fosse ancora lì.

Bambino davanti alla tv con papà Italino. Arnoux che controsorpassa e Gilles che a sportellate rimette il muso della Rossa davanti. Sorpassi e controsorpassi epici che hanno fatto la storia dei Gran Premi e pure della Ferrari.


Quarant’anni dopo Andrea Bertolini che dei suoi 47 anni, ventisette li ha già passati in Ferrari diventando da semplice apprendista “stregone” dietro il banco motori a collaudatore delle Gt, poi nove volte campione del mondo nei Campionati Endurance (tronfatore a Le Mans e su tutte le piste del mondo dove le Gt corrono) ha riaperto e sfogliato quella pagina di un libro di storia a quattro ruote.

A modo suo: la visiera del casco che si abbassa, uno sguardo veloce a papà Italino (che non poteva non mancare quella mattina a bordo pista di Fiorano ed era salito in cima al ponte del circuito per godersi quello spettacolo), poi ooop il salto per calarsi nell’abitacolo e le mani su quel volante. Sulla 312 T4 con cui Gilles mise in scena lo show di Digione con Renè Arnoux. Con cui Gilles arrivò su tre ruote per una foratura, ai box del circuito olandese di Zandvoort.

«È la macchina che più di ogni altra ha accompagnato la mia gioventù. I miei ricordi. Quando la mattina l’ho vista con papà è bastato uno sguardo....», racconta Andrea, il pilota Ferrari nato a due passi dal circuito di Fiorano (è sassolese doc), sposato con Angela, due figli Alessandro di 12 e Arianna di 8, e che potrà raccontare non solo di essere il pilota nella storia del Cavallino che si è seduto più di tutti sulle Rosse scese in pista in Formula Uno, ma anche che un bel giorno d’ottobre di un 2020 che tutti volevano dimenticare in fretta, lui si è messo al volante e ha fatto ruggire il 12 cilindri boxer di Gilles.

Wrooooom! Wrooooom!

Il piede che affonda sull’acceleratore e il Boxer della T4 numero 12 del “canadese volante” capace di aprire il cuore del Drake, che ruggisce. Come fossero due pennellate del Pinturicchio. Una sinfonia. «In rettilineo ho toccato i 250 orari.... Correva ancora come il vento - racconta Bertolini - Uno spettacolo nello spettacolo. Il cambio manuale, l’abitacolo dove quello che con Ayrton è stato ed è il mio pilota di riferimento quando scendo in pista, il rombo del 12 cilindri... Sfrecciavo sulla pista e pensavo a quella domenica di quarant’anni fa quando quest’auto la vedevo sul piccolo schermo con papà e urlavo, gridavo, spingevo Gilles a risuperare Renè...».

Tre - quattro giri per far galoppare questo Cavallino, di proprietà di un collezionista, e che era rimasta un po’ troppo ai box... «È stata la 491ma Ferrari che ha corso in pista in Formula 1 che ho pilotato. Collaudato. Rimessa in condizioni di correre ancora su qualsiasi circuito raccontando il Mito grazie al lavoro instancabile di un dipartimento come quello di F1 Clienti - commenta Andrea - 491 emozioni diverse ma guidare a Fiorano con la T4 che fu di Gilles, be’ devo ammetterlo è stata più forte delle altre».

Il debutto fu con la 312 T di Niki Lauda, poi è stato tutto uno sfogliare la storia del Reparto Corse di Maranello. Entrò a diciasette anni Bertolini in via Abetone, dopo essersi diplomato all’Ipsia...Ferrari, che è dietro l’angolo. Prima al banco prove vetture dei motori, «poi al pomeriggio uscivo a fianco di Dario Benuzzi, il mio maestro, il numero uno dei collaudatori Ferrari, sulle Gt. Un giorno entriamo in pista e mi fa: “dai tocca a te! Mettiti al volante...”.

Ecco lì è iniziata la mia storia in pista». Per uno che correva con i go kart, la consacrazione. La laurea. Il resto è qualche mese in pista con la Porsche (“prendevo giorni di ferie col permesso della Ferrari...”), poi visto che il “sassolese” andava forte forte, la Ferrari che gli dice: “È tempo tu corra solo con noi”. Con qualche parentesi concessa ai “cugini” della Maserati, con cui conquista vittorie e allori.

Con Maranello sono 9 Campionati Mondiali Gt, trionfi che ne fanno il pilota iridato più titolato in questa categoria. Todt, negli anni di Schumacher lo vuole come collaudatore delle vetture di Michael e Barrichello... restando fedele anche al ruolo di collaudatore per le storiche F1 finite nelle collezioni di privati.

«La differenza con le macchine di oggi? Quando ti cali nell’abitacolo di una vettura come la 312 T4 capisci quanto le prestazioni fossero tirate al limite. La sicurezza diversa. Erano dei gladiatori. Ma poi senti il cambio a destra, quello vero, con cui smanetti. Abbassi la visiera....». E viaaaaa! Il rombo della 312 T4 squarcia il silenzio del rettilineo di Fiorano. Non è Gilles, ma con Andrea è come lo fosse. —