Modena. In piazza la rabbia dei «No lockdown»: «Basta bugie, lo Stato così ci terrorizza»

L’Osservatorio Federconsumatori conferma il balzo (36,8 per cento) della spesa sul web

Modena, in piazza di nuovo la rabbia dei "No lockdown"

MODENA. «Il Covid è un febbrone da cavallo e basta». In piazza Grande esplode una nuova protesta contro i Dpcm. Oltre 150 persone si uniscono al presidio organizzato dal gruppo “No lockdown Emilia Romagna”. «Basta tamponi», invoca Emiliano Lanci in veste di organizzatore.

Lanci ipotizza vi siano medici collusi prima di lanciare un monito: «Lo Stato non può terrorizzarci». Disobbedienza civile è più di uno slogan. Tanti non indossano la mascherina. Uno dei manifestanti, non mascherato, si presenta davanti alle forze dell’ordine schierate davanti ai portici della banca. Porge loro fiori e li invita a «togliere la museruola». Poco dopo, sale su una sedia e proclama: «Modena è bivacco d’Italia». Più avanti, rivendica: «Finché c’è il web ci possiamo far sentire». Nel frattempo, gira un volantino siglato Daimò. «Se chiudete tutto ci pagherete caro», si legge nel foglio. La prosecuzione è chiara: «Stop tasse, affitti, utenze, aumento dei prezzi, Stato di polizia, coprifuoco, menzogne».

Il punto delle «menzogne» è tra i più battuti. «Hanno fatto passare le ambulanze perché ci impressionassimo», sostiene una donna. I toni sono simili a quelli per cui un tecnico radiologo è sbottato sui social a nome personale e della categoria. N’è scaturita una battaglia digitale in cui professionisti della salute hanno replicato a chi vuol far sentire la voce del «popolo».

«Stanno pianificando l’annullamento dell’essere umano», la posizione di una donna. «La mascherina comporta un appiattimento emotivo - interviene un’altra - ed è la cosa più grave. Non saremo più umani». Tra un intervento e l’altro, si ode la rabbia di un insegnante di fronte alle incertezze nella scuola. Il riflesso di chi dovrà patire conseguenze economiche per la chiusura alle 18 dei locali.

«Hanno chiuso in modo indiscriminato le attività - rimarca Lanci - Sono un gestore di una palestra. Mangio come tutti voi. Eppure, a fine mese non arriva niente. Ogni mese pago 10mila euro. Se arrivano 600 euro di “ristoro” non me ne faccio nulla. Non voglio le briciole. Voglio lavorare, come sancito dal primo articolo della Costituzione Italiana». Tanti i tricolori presenti. «Via Conte», un appello pronunciato a gran voce accanto a uno slogan più volte scandito: «libertà». Un altro diritto a cui si appellano i manifestanti è «dignità».

«Non mettiamo in ginocchio l’Italia per aspettare un vaccino», richiede Lanci.