Modena. La “doppia vita” ai tempi del lockdown soft Vie deserte di notte e affollate di giorno

MODENA Deserta di notte. Affollata di giorno. È una Modena double face quella che vive il primo weekend da “zona gialla” con misure da cosiddetto lockdown soft. Tra le chiusure serali dei locali alle 18, il coprifuoco dalle 22 e l’obbligo delle serrande abbassate nelle gallerie dei centri commerciali sia al sabato che alla domenica, la città cambia volto ma soprattutto abitudini.

Ore 22 scatta il coprifuoco e Modena diventa una città fantasma



Così venerdì sera Modena si trasforma in perfetta città fantasma, silenziosa come non mai, abitata solo dalle auto della municipale impegnate nei controlli, da qualche ambulanza strillante e pochissimi cittadini solitari, forse ignari del decreto o senza un tetto in cui andare, a cui però veniva subito intimato di rincasare dalle numerose forze dell’ordine a pattuglia della città. «I tavolini sotto le stelle sembrano ormai un ricordo lontano – afferma Daniela Caminiti che, intorno alle 21.45, si affretta ad attraversare piazza della Pomposa per recuperare la macchina parcheggiata nella zona del Novi Park - mi sono fermata da un’amica che vive in centro a bere un bicchiere di vino e a sgranocchiare qualcosa per l’aperitivo, ma ora sono in ansia. Spero di arrivare a casa entro le 22». E infatti, camminando per le strade già quasi completamente deserte e surreali a partire dalle 20, quando manca mezz’ora al coprifuoco in via Emilia si scorgono qua e là persone che a passi veloci muovono verso i parcheggi adiacenti al centro città. Tra questi, anche gruppetti di ragazzi giovani, persone a spasso con il cane e rider che sfrecciano tra le viuzze a velocità inaudite su qualsiasi mezzo a due ruote, monopattini compresi, perché - a differenza del lockdown di marzo - anche chi fa asporto e delivery deve avere chiuso e terminato ogni consegna entro le 22. «Credo che questo coprifuoco non abbia alcun senso» dice, sconsolata, Giulia Costi di Formigine che, dopo un veloce aperitivo in centro con gli amici, conclusosi in casa di uno della compagnia, si sta dirigendo velocemente verso l’auto. E spiega: «A colazione nella caffetteria che frequento c’era il finimondo così come ho notato bar pieni in pausa pranzo. Ma allora mi chiedo se ha davvero senso tutto questo».

C’è anche chi la pensa diversamente sulle misure adottate. Ciò non toglie che le abitudini dei modenesi si siano subito adattate ai nuovi orari. E così sono tanti i ragazzi che, pur di vedersi al sabato, si danno appuntamento in centro. Federica Zulli, mamma di un diciasettenne, si chiede: «Come facciamo ad impedire anche questo ai nostri figli? Già non vanno più a scuola, tenerli ancora una volta chiusi in casa come a marzo diventa davvero una missione quasi impossibile, anche se capisco che tutti dobbiamo collaborare per la tutela della salute pubblica».

Risultato? Mentre le gallerie dei centri commerciali, già addobbate a festa per il Natale tanto da sembrare un paradosso, sono completamente desolate sin dalla mattina, durante il pomeriggio il centro storico viene nuovamente preso d’assalto, al punto che camminare in via Emilia rispettando il distanziamento diventa difficile. Crocchi di persone conversano assembrate lungo le vie, i giardini pubblici sono gremiti di famiglie e ragazzi, mentre i negozi, al contrario dei concorrenti arrabbiati dei centri commerciali, continuano a lavorare. Una città a due velocità. —