Modena. La testimonianza / «Noi malati e dimenticati: da 11 giorni senza chiamate Il tampone è un miraggio

Luigi e Sheila sono risultati positivi al Covid il 28 ottobre: da allora si sono chiusi in casa Hanno un bimbo di 4 anni a cui solo domenica è arrivata comunicazione di isolamento

MODENA «Siamo a casa da 12 giorni, ma dopo il tampone positivo nessuno ci ha mai contattato dall’igiene pubblica. Ci sentiamo dei dimenticati, viviamo segregati in attesa di un secondo tampone che non sappiamo quando arriverà». Un’attesa sfibrante, ora che marito e moglie stanno bene e guardano con ansia al riscontro di negatività. È una storia che porta alla periferia di Modena, zona Villavara, dove il 32enne Luigi Improta, operaio, dal 26 ottobre vive confinato assieme a Sheila Iannotti e al loro bimbo di quattro anni e mezzo.

Luigi, cos’è successo il 26?


«Dopo che mia suocera e mio cognato mi hanno detto di non sentire più i gusti, sintomo classico del Covid, mi sono posto in autoisolamento stando a casa da lavoro per non rischiare di contagiare i colleghi. Avevo visto i parenti il 20, così ho chiamato il mio medico che mi ha programmato un tampone per il 28. Ma la sera del 27 ho iniziato a stare male, ho avuto anche uno svenimento, e l’ambulanza mi ha portato al Policlinico, dove il tampone è risultato positivo. Anche mia moglie è stata portata in ospedale ed è risultata positiva: ci hanno rimandati a casa tutti e due la sera del 28 perché comunque non presentavamo una sintomatologia grave».

E a casa com’è andata?

«Il virus si è fatto sentire, non tanto per i problemi respiratori quanto per quelli a stomaco e intestino: non sentivo più fame, ho perso quasi dieci chili. Ma posso dire di essere stato fortunato, perché alla fine ho reagito abbastanza bene. Sheila ha sofferto di più, ma senza crisi gravi».

Medicine?

«A me hanno prescritto solo della Tachipirina se mi si alzava la febbre, a lei anche delle punture di Eparina che ho dovuto imparare a farle io: per fortuna che mi ha fatto vedere il modo un’amica infermiera che, ferma anche lei perché positiva, mi ha mandato un video. Da quando siamo venuti a casa non abbiamo ricevuto una telefonata per sapere come stavamo, o se avevamo bisogno di altre medicine».

E la spesa?

«Abbiamo la fortuna di avere amici che ce la lasciano davanti alla porta di casa».

Come vivete?

«Lei dorme nel letto, io sul divano. Il nostro bimbo nella sua cameretta, ma poi di notte quando si sveglia corre dalla mamma, com’è naturale. Abbiamo cercato di spiegargli che non si possono dare baci e abbracci, ma è difficile da fare capire. Probabilmente si è contagiato anche lui: un giorno ha avuto la febbre a 37,5°C, poi basta. Comunque non gli hanno ancora fatto un tampone. L’abbiamo tenuto a casa di nostra iniziativa: se aspettavamo indicazioni stavamo freschi».

Perché?

«Perché solo l’8 novembre, alle 17, ci è arrivata la mail con la comunicazione che in quanto contatto di genitori positivi il bimbo deve essere posto in isolamento fino al 18 novembre. Cioè arriva 11 giorni dopo che i genitori sono isolati… Avremmo potuto dirgli “vai col nonno a fare un giro nel parco” e magari contagiava il nonno e gli altri che incontrava, assurdo. Due volte assurdo chiedergli l’isolamento quando i genitori hanno probabilmente già passato tutta la malattia: se risultiamo negativi, uno di noi due paradossalmente dovrà restare ancora a casa fino al 18 con lui. Se riusciamo a sapere di essere negativi...».

È così difficile avere il secondo tampone?

«Mia moglie ha chiamato cinque volte l’igiene pubblica. Alla seconda le hanno detto che dovevamo compilare un modulo online e che avrebbero preso la pratica in mano. Inviato il modulo e ancora silenzio. Quando mia suocera e mio cognato, che hanno fatto il primo tampone a pagamento il 29 ottobre, un giorno dopo di noi, sono stati chiamati per il secondo oggi (ieri, ndr). Alla domanda di mia moglie “ma con che criterio chiamate per fare il secondo tampone?” si è sentita rispondere: “Non lo so, è la sorveglianza che decide chi chiamare prima o dopo”. E a questo aggiungiamo che solo domenica ho ricevuto per me la comunicazione di inizio isolamento. Ci sono troppi ritardi nel gestire questa seconda prevedibile ondata».

Ha avuto paura?

«I pensieri ti vengono: ho avuto molta difficoltà a dormire, pensavo: “E se viene una crisi respiratoria improvvisa, a me, a Sheila o al bimbo? Che cosa mi accadrà nei primi dieci giorni in cui il virus può cambiare in mille modi?”. Io e lei abbiamo alternato giorni discreti ad altri veramente duri. Dicendoci una cosa sola: “Ormai ce l’abbiamo questa cosa, e dobbiamo fare di tutto per combatterla”». —