Zocca «Pronto? Sono il sindaco Volevo sapere come state e se vi serve qualcosa»

Gianfranco Tanari a Zocca sta telefonando a casa a tutti i malati per avere il polso reale della situazione al di là dei dati ufficiali 

L’INIZIATIVA

Daniele montanari


«Pronto? Sono il sindaco, vorrei sapere come state e se avete bisogno di qualcosa». La stanno ricevendo in tanti a Zocca questa chiamata dall’inizio dell’emergenza. Che sta cominciando a impensierire non poco: ieri si è registrato il primo morto in paese.

Dall’altro capo del telefono Gianfranco Tanari, che ha deciso di telefonare a casa a tutti i malati per avere il polso reale della situazione. E così cercare di proteggere il più possibile una piccola comunità dove i numeri ridotti sulla carta dovrebbero agevolare il tracciamento e quindi l’intervento sulle situazioni a rischio, insieme all’Ausl. «In pratica negli ultimi tempi stiamo assistendo all’emergere di positività a macchia di leopardo, non legate a un particolare evento da circoscrivere nella sua partecipazione - sottolinea amaro - questo virus si rivela sempre più insidioso».L’idea della telefonata è nata un po’ dall’esigenza di fare chiarezza sul territorio: «Purtroppo i dati che riceviamo descrivono la situazione in modo incompleto - osserva - vanno approfonditi per avere il polso reale. L’unico modo per farlo è chiamare i diretti interessati. E così ti rendi conto che a uno è arrivato adesso un referto di positività legato a un tampone fatto 8 o anche 10 giorni prima. Al punto che paradossalmente viene dichiarato positivo quando ormai è sulla strada della negatività o negativo del tutto. Ma il motivo principale delle chiamate dopo il “come state” è capire se a casa sono state prese le misure corrette per evitare la propagazione del contagio. E dare, se ce n’è bisogno, qualche consiglio».

Da quello che ha potuto constatare, gli zocchesi messi alla prova del virus stanno affrontando la battaglia con tutte le accortezze del caso. «Ma penso sia bello lo stesso sentirsi e far sentire che la comunità, anche nell’isolamento, c’è», nota. A sguardo allargato, Tanari non nasconde la sua perplessità per alcune scelte fatte a livello nazionale: «A marzo con numeri che non erano minimamente paragonabili a questi ci hanno chiuso in casa dalla sera alla mattina per un mese e mezzo. Ed ora discutiamo, e basta. Io avrei chiuso tutto per 15 giorni così da fare un reset generale e dare tempo ai contagi di emergere». Con sguardo vicino invece “chiama” la comunità a un impegno sempre più forte: «Sarà sempre più necessario fare fronte comune e cercare con la collaborazione di medici di famiglia e farmacisti le soluzioni migliori per arginare il virus. Mai come ora bisogna lavorare spalla a spalla». —