Pavullo, l'addio a Enzo Borelli «Che strazio la morte del papà senza potergli tenere la mano»

PAVULLO Con la seconda ondata Covid ritorna anche lo strazio delle morti in solitudine, delle vite che si spengono in ospedale senza il conforto dei famigliari. Una sofferenza lacerante sia per il malato sia per chi non può essergli accanto. Alleviata solo da qualche telefonata, finché è possibile. In questa situazione, che nessuno avrebbe mai voluto, se n’è andato mercoledì l’ingegner Enzo Borelli (qui in foto elaborazione Manfredini), spentosi al Policlinico verso mezzogiorno a 72 anni. Figura conosciutissima a Pavullo, e non solo, dove ha speso una vita progettando complessi di primo piano, fra cui vanno ricordati quello che ospita il Conad al centro commerciale “La Campanella” e il condominio Santa Maria di fronte all’Hotel Vandelli. Il Covid si è insinuato nel suo fisico già provato da una condizione di malattia e non gli ha dato scampo.

Ieri il funerale, seguito dalle Onoranze Verucchi, in forma privata: lascia la moglie Roberta e i figli Michela e Paolo. Che hanno vissuto tutta la drammaticità del periodo: dal ricovero a fine ottobre all’altalena di speranze e timori legati alle fasi di sviluppo della malattia, fino alla terapia semi-intensiva, il quadro sempre più delicato e poi lo spegnersi. Ma tutto sempre a distanza, via telefono, con lui e i medici.


«All’inizio riuscivamo parlargli, a sentire la sua voce e fargli sentire la nostra: per quanto piccolo era comunque un conforto - sottolinea Michela - poi la situazione si è aggravata e il contatto è stato solo con i dottori che ci parlavano della situazione sempre più preoccupante. Con tutte le delicatezze del caso, e per questo ringraziamo. Ma è stata una cosa straziante non poter essere lì accanto al papà, non poterlo accarezzare, tenergli la mano… La cosa peggiore di questa malattia è la solitudine in cui ti lascia. Non riesco neanche a immaginare i pensieri, la paura che avrà avuto nell’ultima fase, senza poterla condividere con la sua famiglia. E così è per tutti coloro che si trovano il proprio caro portato via dalla malattia: è veramente un’esperienza tremenda».

Oltre che progettista, l’ingegnere è stato professore: ha insegnato per anni chimica nelle scuole, in particolare all’Itc Paradisi di Vignola. Poi è ritornato ingegnere a tempo pieno, ma il periodo insieme agli studenti ha lasciato il segno. Tanto che c’è chi lo ricorda a quasi trent’anni di distanza: «Per noi studenti del Paradisi negli anni ’90 non era l’ingegnere ma il prof Borelli - sottolinea Carlo Cavallotti - una persona speciale e indimenticabile. Di cui io e i miei vecchi compagni di scuola condividiamo bellissimi ricordi. Alla famiglia le più sentite condoglianze da parte di tutti noi». «Ci hanno commosso queste parole, e il ricordo dopo tanto tempo - nota Michela - la famiglia ringrazia di cuore». —