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«Zocca è la tua Itaca» L’omaggio commosso della sua terra a Marco Santagata

Alle 11 il paese di ferma: serrande abbassate per il lutto cittadino In chiesa la sorpresa: una maxi corona di fiori mandata da Vasco 

ZOCCA «Zocca era la sua Itaca: gli si apriva il sorriso, lo sguardo quando tornava qui. Il suo cuore è sempre rimasto qui».

Così il prof Alberto Bertoni, docente di Letteratura italiana contemporanea all’Università di Bologna, ha fotografato il legame di una vita tra Marco Santagata e la sua terra. Ha pervaso tutta la sua esistenza fino al momento dell’addio, celebrato ieri nella chiesa parrocchiale del Sacro Cuore. Una cerimonia estremamente sentita anche nell’emergenza Covid, che ha costretto a limitare a 120 posti la capienza della chiesa. In tanti hanno voluto attendere lo stesso sulla strada l’arrivo del carro funebre alle 11: ai primi rintocchi di campane, giù le serrande in via Mauro Tesi, in osservanza del lutto cittadino. Poi in piedi, davanti ai negozi ad assistere al ritorno di un grande paesano e un vecchio amico.



Perché è stato questo il professore e scrittore di fama nazionale, e non solo, scomparso lunedì all’ospedale di Pisa a 73 anni. Un uomo che ha portato il più in alto possibile il nome di Zocca e allo stesso tempo “uno di noi”, che non ha mai smesso di essere parte della comunità. Ad attenderlo ha trovato insieme alle istituzioni (il sindaco Gianfranco Tanari con tutta la giunta, e da Montese Matteo Deluca) una bella sorpresa: in chiesa di fianco all’altare una gigantesca corona di fiori con scritto: “Vasco, Laura e Luca”. Sì, il Kom non ha potuto esserci ma dopo aver ricordato sui social l’amico di una vita, non ha mancato di onorarlo assieme alla famiglia.

«Se ci siamo radunati qui questa mattina nonostante le difficoltà è perché nel nostro cuore abbiamo un desiderio di eternità, di essere per sempre - ha detto il parroco don Marino Lofek - se dal lato umano Marco non c’è più, col cuore sappiamo che è in Dio, nella sua casa». Tra le preghiere dei fedeli, sono stati letti anche i primi versi dell’Inno alla Vergine recitato da San Bernardo nel XXXIII Canto del Paradiso: un tributo a quel dantista d’eccellenza che è stato Santagata. «Quante volte hai letto, meditato e probabilmente pregato con queste parole - si è sottolineato - adesso affidiamo la tua anima a Maria».

Poi sul finale ha preso la parola il prof Bertoni, che ha intrecciato i ricordi dell’eminente uomo di cultura e del carissimo amico. «Un’amicizia nata alla fine degli anni ’90 all’uscita del suo romanzo di formazione “Papà non era comunista” - ha ricordato - e poi cresciuta con gli anni e il susseguirsi delle opere. Perché Marco ha saputo affiancare lo scrittore allo studioso: una cosa tradizionalmente vista con una certa diffidenza in ambito accademico. Lui invece ha saputo eccellere anche in questo, come testimonia il Premio Campiello vinto con “Il maestro dei santi pallidi”, capolavoro ambientato in queste zone di montagna, le sue zone. Ho avuto il privilegio di leggere in anteprima il suo ultimo romanzo: uscirà a primavera» ha poi annunciato.

Quindi la parola al sindaco Tanari: «C’è una cosa che si percepisce chiaramente come linea di fondo di tutto il lavoro di Santagata, ed è lo straordinario attaccamento alle sue radici - ha rimarcato - anche quando non cita Zocca, dalla sua scrittura traspare la cultura contadina in cui è cresciuto, la grande capacità di aggrapparsi a qualcosa. Come altri illustri compaesani, ci ha mostrato una cosa: che non c’è nessun traguardo irraggiungibile nella vita, se ci si crede fermamente. È il suo grande insegnamento».

Da parte del cugino Pier Paolo Santagata i ringraziamenti della famiglia, a partire dalla moglie Maria Cristina e i figli Andrea, Alessandro, Elena e Paolo, presenti assieme al fratello Giulio, ex ministro. All’uscita il grande applauso. L’ultimo giro in centro col carro funebre e poi l’arrivo al cimitero, dove riposerà per sempre accanto ai genitori. —