Maranello. La ricostruzione/ Prima le rose in regalo, poi lo sparo in testa «L’ho uccisa», ma la donna si salva

L’uomo si costituisce credendo di aver colpito a morte la compagna e madre delle sue figlie: la 33enne se la caverà 

MARANELLO «Ho ucciso la madre delle mie figlie»: Giuseppe Micillo deve aver pronunciato più o meno queste parole quando, intorno alle 9.30 di ieri mattina, si è presentato alla caserma dei carabinieri di Maranello. Ma fortunatamente la donna di 33 anni, compagna dell’uomo, non è morta. Ferita alla testa con un colpo d’arma da fuoco. Ferita, ma non morta. Ieri sera è stata operata all’ospedale Baggiovara: il proiettile le ha procurato la frattura della teca cranica. Una grave ferita, ma fortunatamente non fatale.



Teatro di quanto accaduto un appartamento di Via Vespucci numero 4, a ridosso di Via Claudia che conduce proprio in centro a Maranello. Il movente, quello che ha spinto Micillo a premere il grilletto, è presumibilmente passionale. I carabinieri, arrivati immediatamente sul posto, hanno infatti trovato anche un mazzo di rose rosse, comprate da poco. Probabilmente quella mattina. Le rose e una pistola, una calibro 6,35 detenuta illegalmente e con la matricola abrasa. Da qui la prima, quanto verosimile, ricostruzione legata al tentanto omicidio passionale.

I militari, che hanno trovato la donna di 33 anni in stato di choc a causa dell’evidente ferita, hanno fatto scattare i soccorsi. È arrivata d’urgenza a Baggiovara dove è stata operata nella serata di ieri dal dottor Pavesi e dove si trova ricoverata nel reparto di neurochirurgia. Al suo fianco ci sono diversi amici.

Micillo, che di anni ne ha 47, è invece a disposizione dell’autorità giudiziaria presso il carcere di Modena. Le accuse sono quelle di tentato omicidio e detenzione abusiva di arma da fuoco. L’uomo, di origine campana, è operaio nel settore della macellazione delle carni.

«Avevo sentito delle urla, ma non pensavo si trattasse di una lite tra loro»: queste sono le parole di una vicina di casa, ancora incredula per quanto accaduto. «Pensavo piuttosto che stessero sgridando i figli, una classica sgridata. Come accade in tante famiglie. A volte ho incrociato la coppia, sembravano tranquilli».

Già, i figli. Questo è sicuramente un altro tema importante che ha tenuto banco nelle ore seguenti il fattaccio di Via Vespucci. La coppia, infatti, ha tre bambine. Piccole, in età da asilo e scuole elementari. La donna, inoltre, è mamma anche di un ragazzino e di un’altra giovane arrivati da un precedente matrimonio. Non è stato chiarito se qualcuno di questi minori fosse in casa al momento del tentato omicidio. Facile pensare che si trovassero, considerata l’età, a scuola e dunque lontani da quell’appartamento. Fatto sta che da subito si sono attivati i servici sociali, che a Maranello fanno capo all’Unione dei Comuni, per trovare una sistemazione a questi giovani che, comunque, dovrebbero essere accuditi da alcune persone e che sono vicine alla mamma. La stessa che dovrebbe tornare presto a casa.

Il trambusto sotto la palazzina di Via Vespucci, che ospita anche altri appartamenti, ha ovviamente attirato l’attenzione di diversi cittadini che stavano passando in zona. In strada, infatti, erano presenti alcune automobili dei carabinieri oltre ai mezzi del 118 intervenuti in soccorso. Nessuno, però, ha detto di aver udito il colpo di pistola. L’unica testimonianza, infatti, è stata quella di una vicina di casa che ha raccontato di quella già citata lite. Sul posto, poi, si è recato anche Luigi Zironi, primo cittadino di Maranello. —