EMERGENZA COVID/ LA STORIA. Dall’incendio in cucina alla zona arancione L’odissea del ristorante di Magreta

L’amarezza di Donatella Messina: «Ho investito tanto. A settembre i mille euro: 750 se ne sono andati con l’F24» 

FORMIGINE. La decisione di rilevare il bar-ristorante a maggio. L’incendio ad agosto. E finalmente, il 14 novembre, la riapertura. Ma, dopo mezza giornata di lavoro, la zona arancione.

Prosegue l’incubo di Donatella Messina, imprenditrice di Magreta che, solo pochi mesi fa, ha preso in gestione “Il Maneggio” di via Poggi: si è trovata costretta, dopo tanta fatica e tante spese, a dover mettere in atto una falsa ripartenza. E ora corre il rischio di veder vanificato tutto l’impegno profuso per rilanciarsi. Lo scorso 7 agosto, come ricorda Messina, si sviluppò un incendio all’interno della cappa della cucina che provocò molti danni, fortunatamente non di natura strutturale, come l’annerimento delle pareti. Il bar aveva potuto proseguire le attività, mentre il ristorante si era dovuto fermare per i lavori e la relativa burocrazia. La mattina di venerdì 13 novembre la bella notizia su Facebook: riapertura dal martedì alla domenica a pranzo fino alle 15, con servizio bar attivo dalle 8 alle 18 e take away fino alle 21. Qualche ora dopo è arrivata l’ufficialità della zona arancione.


«Sono tanto delusa e arrabbiata. Ho dovuto aspettare sabato per avere tutte le certificazioni per l’agibilità della cucina e la messa a norma dell’impianto elettrico. La domenica - spiega Messina - avevo prenotazioni per due cresime e altri pranzi, avevo già acquistato tutta la spesa. Chi ha preso questa decisione avrebbe potuto farla partire dal lunedì, non dalla domenica. La mia rabbia dipende anche dal fatto che io seguo le regole ma vedo che tanti non lo fanno». L’imprenditrice fa degli esempi: «Sono passata davanti ad alcuni bar, c’erano delle persone anche se non potevano starci, così come ho visto una tabaccheria con all’interno almeno dieci clienti. Io adesso sono costretta a fare solo asporto ma, specialmente per il bar, non funziona. Fino a oggi, con la possibilità di tenere in parte aperto un po’ ho lavorato, almeno fino a quando potevamo servire gli aperitivi oltre le 18». L’amarezza è davvero tanta: «Il sabato che avevamo aperto i clienti c’erano. Ho chiamato anche una collaboratrice con contratto a chiamata per darmi una mano. Abbiamo una sessantina di posti distanziati all’interno, in virtù di una capienza di 160. I presupposti per una buona ripartenza c’erano tutti».

Messina aveva messo in atto una serie di investimenti: dopo l’incendio di agosto aveva deciso di acquistare l’attività che aveva preso in gestione mesi prima, avviando tutta una serie di migliorie e ammodernamenti. «Purtroppo ad agosto non ho potuto rinnovare il contratto del cuoco. Spero sempre di poterlo fare prima possibile, quando tutto sarà finito. Ma fa male, considerato anche che a settembre mi sono arrivati mille euro di ristori di cui 750 se ne sono andati via direttamente con la compilazione dell’F24. Che senso ha dare contributi che se ne vanno tutti in tasse? Tutto questo quando, oltre ai lavori, sono state necessarie spese di sanificazione e di distanziamento. E poi perché una parrucchiera può stare aperta e io no?». Attivo invece è il centro ippico Manfredini che si trova a fianco: «Chi ha il cavallo può venire, munito di autocertificazione ma - conclude la ristoratrice - la cosa assurda è che in questo caso posso fare solo l’asporto, praticamente a due passi dal locale. Dov’è il senso?». —