La casa di riposo a Zocca «Arriva la morte, fai la brava o ti sparo»

Dalle intercettazioni minacce, umiliazioni, violenza fisica. Il caso dell’anziana lasciata senz’acqua e deceduta ore dopo

ZOCCA Dalle intercettazioni si sentono anziani che implorano "aiuto,aiutatemi' o piangono lamentandosi del dolore, e la titolare della casa famiglia che risponde "Arriva la morte, i tuoi parenti non arrivano più". "Ma che c... dici acqua, acqua, acqua? Sei matta? Fai la brava o ti sparo". «Ci sono seri e concordanti elementi che fondano il convincimento che si siano verificati anche episodi di violenza fisica».

Non solo offese, umiliazioni, scherno e battute a sfondo sessuale ad ultraottantenni spesso deboli ma anche botte. L’ Operazione Inferno dei Nas di Bologna ha monitorato per mesi cosa avveniva all’interno delle mura della Casa famiglia “Nino Aurelia” di Bazzano e anche, dopo il trasferimento di luglio, nelle stanze dell’Hotel Regina di Monteombraro. In realtà da febbraio i Nas intercettavano cosa avveniva in quella palazzina che sarà chiusa in fretta e furia in luglio per arrivare nella località di villeggiatura per anziani di Zocca e mescolare gli assistiti tra gli altri pensionati per dare poco nell’occhio in attesa di regolarizzare l’attività.

L’ordinanza del giudice indica infatti chiari indizi di gesti brutali su quei sette anziani. Dalle registrazioni sono stati captati rumori di schiaffi, percosse, lamenti degli anziani e i loro tentativi di denunciare, di chiedere aiuto. Tentativi coperti dalle grida del personale e dall’accusa di vaneggiare, di straparlare. Il gip, firmando la richiesta del pm Manuela Cavallo, scrive che dal materiale documentario fornito finora dai Nas in vista della richiesta di arresto (sono tutte e quattro ai domiciliari, tra Zocca e Guiglia) risulta che venivano eluse le richieste di ottenere beni di prima necessità. Come cibo e acqua fuori dagli orari fissati dalla Casa famiglia. Le quattro donne arrestate sono definite «socialmente pericolose».

Colpisce il caso di una anziana che ha sete. Dopo le 13.30, quando i pasti sono terminati, vuole bere altra acqua. Sente la gola arsa. Chiede acqua. All’ennesimo rifiuto, grida: Aiuto! Aiutatemi!» Ore dopo sta malissimo e viene chiamata l’ambulanza che la porta in ospedale. Morirà qualche ora dopo di cause naturali. Certo, non esiste un collegamento tra l’acqua negata e il decesso ma, come nel caso dell’83enne entrato in ospedale con i lividi alla clavicola e alle caviglie, balzano agli occhi segnali che allertano la Procura e i carabinieri.

Dalla ricostruzione fatta finora da Nas e Procura di Bologna emerge che i maltrattamenti, le offese e forse le percosse facevano ormai parte di una routine quotidiana, Aanche prima del lockdown. D’altra parte la titolare, Aurelia Dragomir, rumena da anni in Italia, dichiara di essere stata una badante. Ha iniziato coi suoi vecchietti e poi ha messo in piedi un’attività strutturata dal novembre 2017. Ma i problemi ci sono sempre stati ed erano evidenti, tanto è vero che un anno dopo, nel dicembre 2018, il sindaco di Valsamoggia ordina di ridurre gli anziani assistiti da 6 a 4 proprio per i problemi della struttura. I controlli dell’Ausl avvenuti in febbraio, dopo il decesso dell’82enne e l’avvio delle indagini su cosa avveniva all’interno della “Nino Aurelia”, portano e rilevare criticità amministrative e organizzative.

Le tre sorelle Marchese, ora agli arresti, erano inservienti senza formazione e autorizzazione che si dichiaravano “volontarie”. Risulterà poi che a Monteombraro venivano somministrate terapie senza prescrizioni adeguate anche col ricorso di un 70enne di Zocca, ora indagato. Le 4 donne agli arresti sono in attesa dell’interrogatorio di garanzia. —