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Appennino modenese. I cannoni pronti a sparare sul Cimone «Vogliamo salvare la stagione sugli sci» 

Oggi il Cts esaminerà il protocollo tra Stato e Regioni per l’apertura a dicembre degli impianti di risalit

l’attesa

GIANLUCA PEDRAZZI


L’anno che verrà è dietro l’angolo ma ha già un punto interrogativo grande come il Cimone. Il nostro Duemila. C’è un’azienda bianca, quello dello sci, degli slalom, del turismo invernale, pronta a scattare. Col countdown (da non confondersi con lockdown...) già iniziato perché se questo fosse un anno normale starebbero tutti già parlare di “ponte dell’Immacolata”. Di prime sciate della stagione. E se fosse un anno normale si starebbe a parlare di Capodanno, prenotazioni per le vacanze che di slancio portano alla Befana, da sempre il periodo clou per gli operatori della montagna. Se perdi quelle due settimane di vacanze tra Santo Stefano e Befana ti sei già mangiato, che tu sia impiantista o albergatore, un buon 30% delle presenze e degli incassi.

Ed è con questa premesse e con questa grande attesa che il Consorzio del Cimone - vale a dire la locomotiva di un turismo bianco che con le sue piste, i suoi impianti di risalita, non solo dà lavoro a una ottantina di addetti ma con tutto l’indotto smuove per la montagna ricavi sui 20 milioni di euro a stagione - oggi attende con ansia l’esito del primo incontro del Cts, il Comitato Tecnico Scientifico. A Roma gli esperti, dopo un primo protocollo sottoscritto tra Stato e Regioni per disciplinare la nuova stagione turistica invernale, esamineranno quanto concordato. E daranno i diktat su regole, comportamenti da tenere agli sciatori e agli impiantisti.

«Siamo fiduciosi, ma occorre una decisione. E in fretta. Perché la stagione turistica è alle porte. E noi e gli operatori del settore non possiamo subire un’altra valanga nei ricavi e nei bilanci come l’inverno che ci siamo messi alle spalle. Per intenderci: il meteo per il fine settimana mette un crollo delle temperature e noi in queste settimane abbiamo lavorato come se si dovesse partire con le prime sciate per l’Immacolata. Anche se sappiamo bene che non sarà possibile per le restrizioni. Ma da sabato, se il termometro va a zero, tutti i 260 cannoni per l’innevamento artificiale dei nostri 50 chilometri di piste, state tranquilli che inizieranno a produrre neve», annuncia sicuro Luciano Magnani, presidente del Consorzio bianco modenese a cui fa capo il carosello piste tra Sestola, Fanano, Riolunato e Montecreto. È una voce autorevole e ascoltata Magnani nel campo del turismo sciistico. E lo è forte anche del ruolo che lo vede presidente regionale e onorario nazionale di tutti i Maestri di Sci.

«Mettere in funzione le aste, i cannoni piazzati sulle piste è un costo. Ma lo facciamo sempre e comunque anche di fronte alla prospettiva di una stagione su cui pende tanta incertezza e un grande punto interrogativo legato al Covid. Dobbiamo farlo perché il nostro orizzonte, così come quello di tutte le stazioni sciistiche, che siano dell’Appennino o delle Alpi non fa differenza, è il Natale, Capodanno, la Befana e il resto dell’inverno 2021 - spiega Magnani - Siamo fiduciosi e sono convinto che se le restrizioni decise in queste settimane porteranno a un rallentamento dei contagi, anche quest’inverno così come è accaduto l’estate scorsa e quest’autunno, decreterà una vigorosa riscoperta della montagna».



Magnani, perché tanta fiducia? Come si potrà sciare in sicurezza?

«Se c’è uno sport dove si può essere tranquilli, rispettando e lo ripeto ancora, rispettando, le regole beh questo è lo sci. Il turismo in montagna. L’estate scorsa lo ha dimostrato. Il protocollo siglato tra Stato e Regioni dice che ai cancelletti di partenza degli impianti di risalita va tenuta tra gli sciatori una distanza di un metro. Già gli sci con la loro lunghezza ti obbligano a questo. La portata degli impianti sarà quasi dimezzata. Una seggiovia sei posti come abbiamo noi diverrà di tre, una di tre ne porterà su due, con un posto vuoto in mezzo, una di quattro avrà una capacità per due. I tappeti dei campi scuola sono strasicuri. Figuriamoci gli skilift».

Ma anche gli sciatori in coda o nelle pause rifugio in base al protocollo avranno l’obbligo di mascherina?

«In coda agli impianti sì. Però va detto che non solo ormai il 99% degli sciatori usano il casco con tanto di protezione davanti al viso, ma le aziende stanno producendo e per mettere sul mercato paracollo che avranno una forma per alzarlo sul viso e trasformarsi in mascherina... Quanto ai rifugi le regole sono le stesse dei bar, dei ristoranti: no assembramenti. Servizio al tavolo. Niente code self service. Distanziamento. E mascherina obbligatoria. Tutto “normale” e tutto quanto che verrà fatto rispettare da impiantisti e gestori. Insomma si va in montagna per divertirsi, sciare e... non fare baracca».



L’inverno che verrà che inverno sarà alla fine?

«Positivo per la montagna. Gli spostamenti saranno ridotti e molti riscopriranno le stazioni vicino casa. Come quest’estate. E noi dal weekend lavoreremo per questo». —