Maranello, ha sparato alla testa della compagna. Micillo non risponde al giudice

Il 47enne che ha sparato alla testa della compagna ha scelto di tacere davanti al giudice ma ha chiesto i domiciliari 

MARANELLO Si è avvalso della facoltà di non rispondere Giuseppe Micillo. L’operaio di 47 anni che lunedì mattina ha sparato un colpo di pistola alla testa della più giovane compagna. La donna, madre di cinque figli, è rimasta ferita e ora si trova ricoverata all’ospedale di Baggiovara. Micillo, invece, è in carcere dove ieri è stato sottoposto all’interrogatorio di garanzia.

«Dobbiamo valutare un cospicuo fascicolo - ha detto l’avvocato Barbara Aquilini - per questo il mio assistito si è avvalso della facoltà di non rispondere». La professionista modenese, che cura la posizione del 47enne, si è attivata anche per trovare misure differenti da quelle del carcere. «Abbiamo chiesto gli arresti domiciliari. Adesso non ci resta altro che aspettare. Vedremo se saranno accettati dal giudice e poi ci muoveremo di conseguenza ».

L’interrogatorio si è sviluppano tramite collegamento online, neppure troppo buono, elemento che ha reso difficoltose le comunicazioni. Era presente anche il pubblico ministero Marco Niccolini. Le accuse a carico di Micillo sono quelle di tentato omicidio e detenzione abusiva di arma da fuoco. La pistola utilizzata per colpire la compagna, una calibro 6,35, era detenuta appunto illegalmente e con la matricola abrasa. Il fatto si è consumato nell’appartamento della coppia, non troppo lontano dal centro di Maranello. Un colpo di pistola alla testa prima di presentarsi in caserma: «Ho ucciso la madre dei miei figli». Quindi la corsa dei carabinieri sul posto e la donna, ferita, ritrovata in stato di choc. Viva per miracolo.


L’uomo, una volta trasportato nel carcere di Modena, aveva chiesto notizie della moglie e dei figli. Rassicurato dalle condizioni della 33enne, nella giornata di ieri non è tornato sull’argomento: «Ho trovato una persona sconvolta, ancora più sconvolta di quanto l’avevo lasciata nel nostro primo incontro avvenuto in presenza. Veramente sconfortato e confuso». Sono sempre le parole dell’avvocato Aquilini.

Buone notizie arrivano da Baggiovara: la 33enne sta continuano il suo decorso post-operatorio come da programmi. Al momento, fanno sapere dall’Ausl, la sua prognosi resta riservata.

«Serve una strategia di prevenzione, basta con “salvezze per caso”. La violenza di genere diventi una priorità a livello politico» e venga elaborata «una strategia di prevenzione» efficace. È la richiesta del coordinamento dei Centri Antiviolenza della Regione. L’obiettivo evitare che accadano ancora episodi come il tentato omicidio di Maranello. In una nota, il coordinamento, che dà voce a 15 case accoglienza dedicate a donne che subiscono violenza di genere, ribadisce «ancora una volta, la necessità di agire a livello politico e istituzionale per produrre un cambiamento sociale radicale che possa porre un fine alla violenza di genere». —

e.b.

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