Riolunato Nella “Tana del Lupo” posti dimezzati: «Così evitiamo qualsiasi rischio»

Ermanno Gianni alle Polle è alla guida di uno dei ritrovi più amati dagli sciatori

IL RIFUGIO

Alla Tana del Lupo aspettano solo il display elettronico che dirà quanti possono ancora entrare nei bagni. Tutto il resto è pronto. Basta accendere l’interruttore, cliccare on, la corrente che gira in quota alle Polle, a due passi dalla seggiovia sei posti che porta verso Piancavallaro e il Cimone... E alla Tana del Lupo Ermanno, la sua famiglia e la sua dozzina di collaboratori stagionali si rimetteranno a regalare sorrisi e dare indicazioni agli sciatori e alle famiglie che vogliono un posto al sole dell’Appennino bianco.


«Manca solo la fotocellula che ferma le persone che entrano nel rifugio. Per il resto, tutto fatto e tutto pronto - spiega Ermanno Gianni, sessant’anni, montanaro doc - Il nostro rifugio, tra interno e spazio esterno a bordo pista mediamente ha una capienza di 400 persone. L’abbiamo portata a 150. Quest’inverno niente self service. Servizio solo al tavolo e il nostro personale arriverà ai tavoli, tutti distanziati, con il palmare per raccogliere le prenotazioni. In più, già dalla scorsa estate, all’interno abbiamo predisposto divisorie in plexiglass, distributori di igienizzate, il personale appena uno si alzerà dal tavolo interverrà per disinfettare. Siamo come una orchestra dove ognuno sa esattamente cosa fare, come e dove farlo e in che tempi. Arriviamo da un inverno terribile, con il bilancio crollato, ma poi c’è stata un’estate d’oro. Da incorniciare. E dove finalmente, tanti turisti emiliani e modenesi hanno scoperto la bellezza dell’Appennino. Della montagna a due passi da casa. E questo mi da molta fiducia per quello che potrà essere nei prossimi mesi».

Com’è andato il dopo estate. La pausa autunnale?

«Ma che pausa... La stagione ci ha aiutato ancora e settembre e ottobre sono andati a gonfie vele. Nei weekend l’Appennino ha registrato ancora presenze impensabili. Fino a un paio di settimane fa, sempre o quasi pieni».

Quanti i rifugi nel comprensorio del Cimone? E tutti “belli carichi” come voi?

«Legati al carosello sciistico del Cimone siamo undici rifugi. Piccoli grandi non fa differenze perché se c’è gente, lavoriamo tutti. E tutti siamo contenti. Credo però che noi non apriremo il “laghetto”, il rifugio “Erba Dolce” perché più piccolo e rappresenta un barettino di passaggio su in quota. Anche i miei colleghi stanno predisponendo tutto per la riapertura invernale. Noi ci crediamo e non vediamo perché dovrebbe essere diverso. Chi scia lo fa in sicurezza. E chi viene nei rifugi deve fare altrettanto. Partendo da un punto fermo: anche noi gestori vigileremo contro gli assembramenti. I comportamenti di tuti devono devono essere corretti». —GLP