Caccia al cinghiale, si può fare Lasciapassare per i cacciatori

La Regione “cancella” il divieto di cambiare comune per l’attività venatoria La richiesta degli agricoltori è accolta: «Scelta giusta, i nostri campi in pericolo» 

«I cinghiali sono come i virus: quando diventano troppi, sono nocivi», è la sintesi di Maria Imelde dell’Azienda agricola S.Bartolomeo dopo aver saputo della decisione della Regione di inserire tra le deroghe al lockdown quella della caccia al cinghiale. A farne richiesta sono state dapprima le associazioni di categoria, come Coldiretti e Confagricoltura (della quale la S.Bartolomeo fa parte), le quali avevano raccolto numerose lamentale da parte degli agricoltori.

«Io coltivo principalmente grano, cereali, leguminose ed erba medica - afferma Luca Lorenzi che ha il suo terreno nelle colline sopra a Marano - avevamo avuto lo stesso problema già durante il primo lockdown. I cinghiali sono sempre più numerosi e dove passano a razzare non cresce più niente». Così, il Governo ha concesso alla Giunta regionale dell’Emilia-Romagna di riprendere l’attività venatoria per contenere anche il diffondersi della Peste suina africana, della quale il cinghiale potrebbe essere un possibile veicolo di diffusione. I cacciatori di selezione e quelli in braccata potranno quindi attraversare i confini comunali, purché autorizzati da ciascuna Polizia provinciale e sempre nel rispetto delle misure di distanziamento sociale.


«Sono assolutamente d’accordo sulla ripresa dell’attività venatoria. La mia azienda biologica, che conduco assieme a mio figlio, ha numerosi appezzamenti di terreno, molti dei quali sono castagneti. I cinghiali sono grandi intenditori di castagne» spiega Maria Imelde. I terreni dell’azienda S.Bartolomeo coprono una superficie di oltre 340 ettari, alcuni dei quali attraversano anche il Parco dei Sassi di Roccamalatina: «Sarebbe ora, però, che tra agricoltori e amministratori ci fosse maggior collaborazione e più simmetria. I cacciatori possono venire sul mio terreno a cacciare e, anzi, per molti versi rappresentano l’unica soluzione. Ma non è possibile che non possiamo essere noi a decidere chi e quando può attraversare il nostro terreno, specialmente se lo fa imbracciando un fucile». Il terreno della S. Bartolomeo è in parte legato al vincolo Atc (zone di caccia libera) e in parte a quello del Parco regionale. «Inoltre, se prima di approvare il ripopolamento di alcune specie, per poi dover mettere in campo azioni di contenimento, le amministrazioni decidessero il da farsi, sarebbe tutto più semplice» annota, infine, Maria Imelde.

«Una decisione importante sul fronte della prevenzione danni all’agricoltura, della sicurezza stradale ma anche per il controllo della diffusione delle peste suina africana - anche secondo Patrizia Gambarini, comandante della Polizia provinciale di Modena, si tratta di una misura necessaria - la Polizia provinciale sarà impegnata nel controllo di questa attività che si svolge sia in modalità di selezione, dove i cacciatori agiscono singolarmente, sia in braccata, dove vi sono gruppi da un minimo di 15 ad un massimo di 40 persone». 
 

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