Modena «Noi medici di famiglia rischiamo il tracollo Oltre al Covid c’è altro»

Nella Commissione comunale si è parlato di assistenza territoriale La dottoressa Romani: «Non possiamo trascurare le altre patologie» 

MODENA «Oltre al Covid c’è una marea di patologie che non possono finire in secondo piano». A dirlo è la dottoressa Alessandra Romani, medico di Medicina generale che ieri è stata ospite nella commissione Covid del Comune di Modena durante la quale si è parlato di medicina territoriale.

«Il nostro lavoro è cambiato – prosegue la dottoressa Romani – la pandemia ci costringe anche a svolgere una serie di compiti che prima erano impensabili: come ad esempio la gestione delle comunicazioni dei tamponi e degli isolamenti». E dunque più ore di lavoro perché il paziente Covid «ha esigenze diverse, è disorientato e dobbiamo essere noi a interfacciarci con la Sanità pubblica». Il medico di famiglia diventa inevitabilmente l’appiglio principale per chi non riesce ad avere notizie.

«Ci ritroviamo nel weekend a rispondere a decine di mail, la nostra disponibilità oraria è inevitabilmente cresciuta». E tra le mail anche persone che soffrono di altre patologie e a cui si rischia di porre meno attenzione: «Capita di visitare a distanza, perché anche tramite una fotografia riesco a vedere se una persona ha le placche. Ma altre volte c’è bisogno di una visita in presenza, come pochi giorni fa quando una mia paziente aveva 3 fratture vertebrali. Per fortuna che ho deciso di andarla a visitare...».

C’è poi il problema degli spazi: «Io, insieme ad altri due colleghi, ho svolto le vaccinazioni antinfluenzali in uno spazio che ci ha trovato la parrocchia. Ora dovremo eseguire anche i tamponi rapidi: dico sì, ma solo se con regole e spazi normati dall’Ausl e con i dispositivi di protezione adatti. Perché anche questo, nella prima fase dell’ondata, è stato un problema: non avevamo dispositivi». Insomma tanto lavoro e anche tanto stress, al punto che la dottoressa Romani non nega che il «burn-out è dietro l’angolo. L’aiuto di uno psicoterapeuta sarebbe importante. Ma noi, medici del territorio, dobbiamo reggere e stiamo reggendo: altrimenti davvero gli ospedali salteranno».

Mentre dice queste parole il dottor Mauro Zennaro, presidente dell’Ordine dei medici di Modena, annuisce. Sa bene quale sia l’importanza dei colleghi che operano sul territorio. Il suo intervento durante la commissione, però, è incentrato sulla telemedicina, che può essere davvero importante: «La telemedicina è una opportunità – spiega Zennaro – ma la televisita non deve sostituire quella tradizionale, soprattutto se si tratta del primo incontro con quel paziente. Diverso se il professionista conosce bene il soggetto e la sua storia clinica: sono elementi sostanziali per procedere con appropriatezza. Ci sono, tuttavia, alcuni rischi: ad esempio il timore della superficialità e dell’evanescenza del rapporto medico-paziente. E dunque la telemedicina deve essere strutturata». Inevitabile un passaggio sul ruolo dei medici durante la pandemia: «Noi non siamo eroi, ma professionisti preparati che mettono a disposizione le proprie conoscenze per la salute dei cittadini. E questo anche a rischio della propria salute. Vorrei che fosse ricordato questo da parte di tutti».

Tra questi di sicuro vi sono quelli delle Usca, che visitano a domicilio i pazienti Covid svolgendo di fatto le veci dei medici di famiglia: «Siamo il braccio armato dei medici di famiglia – spiega la dottoressa Paola Piancone, medico Usca – Nell’ultimo periodo siamo andati davvero in difficoltà per l’elevato numero di casi, ma il personale verrà aumentato fino a un totale di 19/20 professionisti per il distretto di Modena e Castelfranco. Inoltre ci occupiamo di tutti quei pazienti che hanno contratto il virus qui, ma che non hanno il medico curante a Modena: ad esempio tanti insegnanti. Siamo arrivati a un picco di 90».

A breve sarà attivato anche un servizio Usca pediatrico, che potrà occuparsi dei bambini sotto i 6 anni, come ha spiegato il dottor Alfredo Ferrari, pediatra di libera scelta. Il compito delle Usca è anche decidere se un paziente che si trova a casa debba essere ospedalizzato o meno: «Capitano anche scene toccanti - spiega la dottoressa Piancone -. L’altro giorno abbiamo visitato una anziana e il marito ci ha detto: “Non mandatamela all’ospedale, è l’unica moglie che ho”». Anche questa è medicina territoriale. —




 

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