Modena. Tra i senzatetto in stazione Mohamed si prepara per andare a un colloquio

Il tunnel che da Porta Nord comunica con i binari  è ancora rifugio per tanti: «Spero di fare il barbiere»

Mohamed e Alì, senzatetto in cerca di fortuna

Modena. Il Covid può fermare tutto ma non la solidarietà che nasce dai cuori sensibili delle persone. È accaduto a Modena ieri, in tarda mattinata, quando, lungo il sottopassaggio pedonale che da Porta Nord porta ai vari binari della stazione di Modena, una signora ha allungato fugacemente un panino di McDonald ad un ragazzo sdraiato per terra, avvolto in una coperta. Ali, così dice di chiamarsi, ha 20 anni ed è uno dei non pochi senza tetto della città che da due mesi a questa parte racconta di dormire sotto il tunnel della stazione. Qualche lavoretto dice di averlo trovato in un recente passato, ma da cinque mesi a questa parte più nulla, l’ultimo lavoro è stato presso un ristorante del centro storico ma a causa della crisi sanitaria. Ma non era l'unico senza tetto sotto il tunnel ieri, c'era anche un altro ragazzo, molto giovane e dall'aria distinta. «Anche io vivo per strada - racconta il giovane- ho compiuto da poco 18 anni e purtroppo al compimento della maggiore età non ho più potuto stare nella comunità modenese Argonauta che mi ha ospitato fin dal mio arrivo in Italia dal Pakistan, avvenuto circa nove mesi fa».

Il ragazzo, che parla fluentemente sia l'italiano che l'inglese, dice di chiamarsi Mohamed Shahzaib e non è solo a Modena, ha in città il padre. «Io e mio padre siamo arrivati in Italia insieme – continua Mohamed - e mentre io sono stato ospitato dalla comunità cittadina Argonauta per ragazzi minori senza dimora, mio padre ha potuto rientrare nel progetto dei richiedenti asilo e ora è alloggiato presso Porta Aperta. Il Centro stranieri del Comune di Modena mi ha assicurato che tra pochi giorni potrò avere un alloggio ma nel frattempo sono alla ricerca disperata di un lavoro». Il ragazzino ogni giorno all'ora di pranzo aspetta il padre con l'asporto di Porta Aperta sotto il tunnel della stazione, ma racconta di passare da tempo le sue notti su una panchina del Parco Ferrari. La dignità e la voglia di farcela di certo non gli mancano, non solo traspaiono potenti dai suoi occhi ma sono confermate dalla sua incredibile routine quotidiana.

«Ogni mattina mi reco presso i bagni pubblici del parco Novi Sad e con 50 centesimi mi faccio la doccia – dice - oggi sono particolarmente elegante grazie ai vestiti che mio padre mi ha portato ieri da Porta Aperta perché nel pomeriggio ho intenzione di andare a presentarmi ad alcune agenzie per il lavoro di Modena. In questi nove mesi di comunità -continua- sono stato fortunato perché ho avuto l’occasione di imparare a fare il barbiere. Mi piace molto questa professione, durante i corsi mi hanno sempre detto che avevo un talento, ho fatto le ore di stage presso un barbiere della città, ho capito cosa volevo fare davvero da grande».


 

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