Modena, la task force pediatrica che tiene sotto controllo neonati e madri positive

Alfredo Ferrari: «I bimbi non sono fonte di contagio, i vaccini li proteggono «La scuola è sicura: il pericolo di trasmissione del virus viene dagli operatori»

«I bambini non sono il serbatoio dell’epidemia». Alfredo Ferrari, pediatra di libera scelta, ha illustrato alla Commissione Covid del Comune di Modena come il Coronavirus agisce nei bambini e come genitori e istituzioni dovrebbero comportarsi di fronte all’epidemia.

«L’incidenza nei bambini è molto contenuta: quelli sotto i dieci anni sono molto meno suscettibile e molto meno contagiosi. Per questo dico – specifica Ferrari – che, a differenza di quanto si pensava nelle prime settimane della pandemia, i più piccoli non sono il serbatoio attraverso il quale il contagio si alimenta».


Ferrari, che è anche coordinatore dell’Unità pediatrica di cure primarie del distretto di Vignola e segretario provinciale della Federazione italiana medici pediatri (Fimp), aggiunge che si tratta «di una teoria ormai appurata in tutto il mondo. Forse con la sola eccezione dell’India», dove le condizioni contingenti complicano la situazione.

A dare più forza alle parole del pediatra sono i numeri del territorio: «Nell’ultimo report sull’epidemia – spiega Ferrari – possiamo scovare quanti sono stati i bambini contagiati nella settimana che va dal 9 al 15 novembre. Tra 0 e 5 anni i positivi sono stati 34 in tutta la provincia modenese. Tra i 6 e i 14 anni ci sono stati 220 contagi. Numeri ben inferiori rispetto agli adulti».

Ferrari, nel corso del suo intervento, ci tiene a specificare che non si deve pensare che i bambini non si contagino affatto, ma che di fronte a una infezione riescano a rispondere molto meglio: «I bambini piccoli spesso nelle prime epoche di vita vanno incontro ad altre infezioni di Coronavirus e questo crea una immunità crociata, diciamo che in qualche modo protegge».

C’è poi un’altra motivazione: «Anche le vaccinazioni che i bambini fanno da piccoli, in particolare quelle con virus attenuato come morbillo, rosolia, parotite e varicella sono importanti: creano un effetto di cross reazione».

E dunque se i bambini sono poco contagiosi, dove contraggono il virus quando sono positivi?

Soprattutto in ambito familiare o a scuola, ma non dai compagni, bensì dagli operatori scolastici. L’unico episodio di cluster avvenuto in provincia di Modena è stato registrato qualche tempo fa nella scuola di San Prospero. Non ce ne sono stati altri. Tutti i contagi avvenuti in asili nido, dell’infanzia o in scuole primarie sono stati o intrafamiliari o da operatori delle scuole».

E dunque, sempre secondo Ferrari, le scuole devono «restare in presenza, dove invece occorre fare di più è nel trasporto e negli attegiamenti, specie degli adolescenti, nelle ore trascorse al di fuori della scuola. Ci sono troppi assembramenti, ad esempio nei parchi».

Cambiando le fasce di età, se dagli 11 anni in su il virus attecchisce meglio pur senza conseguenze gravi, ben diversa è la situazione per i bambini sotto l’anno di vita che corrono pericoli molto maggiori, secondo il dottor Ferrari.

«C’è poi un’altra questione delicata e i cui numeri stanno crescendo sempre più: i figli da madri Covid positive. Di solito i neonati – spiega Ferrari – se sono stabili non vengono tenuti in ospedale più di tre giorni. A quel punto la responsabilità di un controllo spetta alle famiglie, ma non sempre queste sono affidabili. Occorre dunque spesso una visita domiciliare».

Ma se la madre è positiva per i pediatri non è possibile e le Usca non visitano bambini sotto i sei anni: «Per questo – aggiunge Ferrari – da questa settimana stata attivata una unità Usca con appoggio pediatrico: siamo la prima città in Emilia Romagna ad averlo fatto».

Infine anche ai pediatri è stata chiesta la disponibilità di effettuare i tamponi rapidi. Ferrari ritiene che siano uno strumento «molto utile» per lo screening nella popolazione scolastica quando si verifica un contagio. —