Modena Le Partite Iva disperate tornano in piazza: «Un Piano Marshall per poter sopravvivere»

Con i ristoratori in testa, trecento piccoli e medi imprenditori in piazza Grande «I ristori non ci sono e comunque non bastano. Il Governo ci deve ascoltare»

Modena, in piazza Grande la rabbia di ristoratori e partite Iva: "Siamo disperati"

MODENA Piazza Grande è stata nuovamente teatro di proteste. A gremire il cuore della città sono stati ancora i ristoratori, accompagnati dai titolari di palestre ma anche dall’esercito delle partite Iva di tutte le categorie, che si sono dati appuntamento a partire dalle 15, per far sentire all’unisono un grido pacifico, non negazionista, ma assolutamente disperato. In piazza erano più di 300 le persone e tra questi si distinguevano i ristoratori che hanno deciso di indossare come segno di riconoscimento una mascherina tricolore a simbolo di «un’Italia che non deve assolutamente morire – sottolineano dalla piazza- perchè il cibo è cultura ed è uno dei nostri migliori biglietti da visita nel mondo come anche lo chef Massimo Bottura aveva sottolineato a Conte, ma che purtroppo gli ultimi Dpcm stanno uccidendo».



«Siamo in piazza innanzitutto per far valere il diritto di lavorare, perché il lavoro è dignità e noi lo stavamo facendo in totale sicurezza», afferma Biagio Passaro, titolare del marchio Regina Margherita che conta in tutta la regione 7 pizzerie, di cui 4 nella sola provincia di Modena e 2 in città. «Tutta la filiera dei nostri locali – continua Passaro- dà lavoro a più di 120 dipendenti. Avendo dovuto chiudere totalmente con la sola concessione dell’asporto serale, che peraltro sta andando malissimo, abbiamo dovuto mettere in cassa integrazione il 70% dei nostri lavoratori e ciò significa che più di ottanta famiglie sono in difficoltà. Del resto con il solo asporto non riusciamo nemmeno a coprire le spese fisse dei locali e dei tanto promessi "ristori" non abbiamo ancora visto un euro nonostante la nostra interpellanza all’agenzia delle entrate».

Ad alternarsi all’asta del microfono, vestita anch'essa del tricolore, benché gli organizzatori hanno sottolineato più volte l'apartiticità della manifestazione, si sono alternati i portavoce del movimento “No lockdown Emilia Romagna”, dell’“Associazione ristoratori di Modena e provincia”, del gruppo Facebook “Emilia Romagna Responsabile”, anche se l’intervento più accorato che ha riunito il pensiero di tutti i presenti e ha ricevuto applausi, ovazioni e grandi consensi è stato quello di Angelo Di Stefano, coordinatore nazionale dell’Associazione P. Iva insieme per cambiare

. «Siamo profondamente arrabbiati - urla Di Stefano - riceviamo centinaia di email disperate al giorno da parte di professionisti e imprese di qualsiasi tipologia e genere che fanno fatica ad andare avanti. I titolari di partita iva si trovano schiacciati dai mutui e dagli affitti, impossibilitati ad anticipare la cassa integrazione ai dipendenti e moralmente distrutti.

Quello che è importante sottolineare - ribadisce- è che non sono solo le categorie costrette alle chiusure forzate a subire gravi danni ma anche tutte le altre che sono state lasciate aperte ma su cui impattano le chiusure di bar e ristoranti, di attività del mondo della cultura, dello sport e dello spettacolo». Quello che la piazza chiede a gran voce è che non si continui con questa modalità di azione che non prevede una strategia sostenibile a lungo termine ma solo ed esclusivamente una serie di azioni di rincorsa al virus.

«Qui non si nega il pericolo di questo virus come fanno i negazionisti da cui ci dissociamo – conclude Di Stefano - anzi ne comprendiamo la grande pericolosità ed è per questo che chiediamo che il Governo preveda al più presto una sorta di “Piano Marshall”, un vero piano di rinascita per questo Paese. Non possono essere “i ristori” l’unica soluzione, che peraltro ancora non stanno arrivando nella maggior parte dei casi e che addirittura non sono stati previsti per alcune attività che invece stanno subendo la crisi come gli altri. Come associazione abbiamo avanzato già al Governo proposte concrete che contemplino un regime di tassazione più basso, che tolgano gli acconti sui presunti fatturati futuri visto che che tantissime attività dopo questo lockdown soft andranno probabilmente incontro alla chiusura. Già siamo stati ricevuti da parte di alcuni membri delle Commissioni, però sembra che il Governo abbia messo dei paletti e non voglia ascoltarci, mettendo a repentaglio la tenuta dell’intero Paese». —


 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi