A Sorbara una vigna come ai tempi dei coloni romani e un bosco di 4 ettari

Iniziata la piantumazione delle migliaia di piante che tra qualche anno con noccioli, frassini, carpini, pioppi cambiarenno la campagna  

 BOMPORTO Un grande bosco nella Bassa. È il sogno dell’associazione Città di Smeraldo e della Fattoria Didattica Accanto promotoci di una joint venture per alberare circa quattro ettari di terreno a Sorbara. Si tratta di una delle proprietà della Fattoria didattica, tenuta appositamente da parte per un tipo di piantumazione che guarda ai metodi antichi e alla riforestazione.

Sorbara, nasce il vigneto come ai tempi dei coloni romani



Sono state molte le braccia accorse a sostenere questa iniziativa: volontari di Città di Smeraldo e scout del gruppo Sorbara 1.

«L’ettaro di terreno dedicato al nostro progetto “Nuove Antiche Foreste” è in rewilding naturale da un anno e mezzo – spiega Pietro Comeri, promotore del progetto e fondatore di Città di Smeraldo – significa cioè che non è stato lavorato e che la terra è ora in fase di “rinaturalizzazione”. Quello che intendiamo fare non è soltanto piantare alberi, ma cercare di ricreare un bosco di pianura, la cosiddetta foresta planiziale. Si tratta di un ecosistema che era presente in pianura padana fin dalle origini: al tempo dei romani, infatti, i nostri territori erano un’enorme distesa di foreste e stagni. Noi vogliamo strappare un po’ di terreno all’uomo e ridarlo alla natura». La piantumazione ha riguardato circa 500 piante, tra farnie, noccioli, carpini, frassini, pioppi e altri cespugli come il prugnolo e il pero selvatico. Tutti i giovani arbusti sono stati messi a dimora secondo un ordine casuale: dopo un piccolo carotaggio nel terreno, le radici della piantina sono state interrate e ricoperte di terriccio con un po’ di concime naturale per aiutare la prima fase della crescita. Sono inoltre state seminate centinaia di ghiande raccolte dalla quercia monumentale del Giardino Ducale di Modena. «Come Città di Smeraldo, promuoviamo attività culturali e di sensibilizzazione per la mitigazione dei cambiamenti climatici – spiega Rossella Caci, presidentessa dell’associazione – intendiamo favorire la biodiversità con atti concreti, come quello a cui abbiamo dato vita. Siamo qui per contribuire ad avviare il processo di cambiamento climatico nel nostro territorio». Tre dei quattro ettari della Fattoria Didattica Accanto vedranno sorgere una vita coltivata secondo gli antichi metodi utilizzati in epoca romana. «Vorremmo ricreare un paesaggio vitivinicolo emiliano - illustra Francesco Minelli - basandoci su un percorso storico che risale all’età del bronzo. Gli etruschi avevano infatti notato che la vigna cresceva nei boschi, attaccandosi ad altri tipi di alberi. Hanno così cercato di “addestrarla”, facendola crescere in mezzo a zone alberate. Con il passare del tempo si è arrivati man mano a sistemi specializzati come li conosciamo noi ora». Minelli spiega che nella prima giornata di piantumazione, hanno messo a dimora alberi che fungeranno poi da “tutori vivi”, ovvero da sostegni per le viti ben diversi dai soliti pali di cemento che siamo abituati a vedere nelle nostre campagne. Sorgeranno quindi filari che non abitano le nostre terre da tempo. «Ovvero: biolca – filare promiscuo. Significa che le viti saranno “maritate” all’albero tutore che le sostiene, proprio come ci ha insegnato il metodo di coltura antico. Stiamo cercando di ricreare un paesaggio andato perduto». Per non lasciare nulla al caso, l’apicoltore Luca Serri dell’azienda biologica “Soleterra” si era unito alla spedizione. «Quando sento parlare di iniziative di questo tipo, basate su metodi di agricoltura meno invasivi e più rispettosi dei sistemi naturali, corro subito. In primavera porterò qui le cassette con le mie api per impollinare i giovani alberi». —

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