Carpi. Istanza di fallimento per Arbos: ora 240 posti a rischio alla Goldoni

I 30 addetti lavorano alla progettazione dei trattori per l’azienda collegata e da tempo in concordato 

Stefano Turcato

CARPI. Non c’è limite al peggio e la vertenza Goldoni, con 210 famiglie in apprensione dopo il tracollo della gestione dei cinesi di Lovol, si aggrava con l’istanza di fallimento per l’azienda Arbos. La Arbos, oltre che materialmente attigua alla Goldoni, svolge un’attività strettamente connessa perchè si occupa della progettazione dei trattori che poi vengono prodotti nella vicina Goldoni. Era noto che anche la Arbos, controllata dalla stessa Lovol, avesse difficoltà e una parte dei lavoratori era in cassa integrazione ma questa notizia mette pesantemente a rischio altri 30 posti, la forza lavoro di Arbos, che vanno ad aggiungersi ai 210 della Goldoni.


Venerdì scorso l’azienda con una email ha comunicato che la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Modena ha presentato il 19 novembre una istanza di fallimento a carico di Arbos e che l'udienza è prevista per il 2 dicembre.

«La situazione finanziaria - dice il sindacato Fiom Cgil - in cui versa la società, che svolge sostanzialmente compiti di servizio ed ha come unico canale di entrata la casa madre cinese Lovol, che ha interrotto i finanziamenti dovuti a Arbos come avvenuto per Goldoni, ha determinato anche qui una realtà drammatica. Oggi i lavoratori avrebbero dovuto ricevere le retribuzioni. Questo non avverrà, cosi come non sarà anticipata la cassa integrazione come è stato fino al 14 novembre. La Fiom chiede l'immediato pagamento delle retribuzioni e un incontro alla Direzione aziendale, anche propedeutico a quanto stanno attivando le istituzioni locali e regionali, ovvero la richiesta di un tavolo di crisi al Ministero dello Sviluppo Economico».

«Arbos ha una storia diversa rispetto alla Goldoni - dice Stefania Ferrari di Fiom Cgil - ma alla fine i 30 lavoratori si trovano in una situazione analoga a quella dei 210 colleghi dell’altra azienda ed è un altro esempio del comportamento gravissimo di queste multinazionali, non tutte ovviamente, che sbarcano sui nostri territori. Ora come sindacato puntiamo su un incontro con la direzione aziendale e la Regione si è attivata per un tavolo presso il ministero dello sviluppo economico. Per la Goldoni, che ora è in regime di concordato, tutte le speranze sono sul lavoro che il commissario sta svolgendo per trovare un acquirente che possa rilevare l’azienda e rilanciarne l’attività. È stato dato questo termine del 9 dicembre ma confidiamo che almeno fino alla fine dell’anno si possa cercare di definire questa soluzione. Ovviamente la pandemia ha complicato tutto ma alla base c’è l’incapacità dei dirigenti cinesi che ha portato a questa situazione».