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Modena. L’amaro strascico Covid: la provincia si ritrova un calo di popolazione

Nei primi sei mesi 2020 persi 537 residenti: è il primo calo registrato dal 2017 L’Osservatorio: «Hanno influito i 476 decessi legati al virus tra marzo e aprile»

Modena. Per la prima volta dal 2017 i modenesi calano. Ed è con tutta probabilità un altro degli amari strascichi lasciati dal virus, che tutto d’un tratto ha fatto invertire una tendenza di crescita che si stava mantenendo costante dopo i forti cali degli anni precedenti.

La fotografia demografica appena scattata dall’Osservatorio statistico della Provincia è di quelle che fanno pensare. È relativa ai primi sei mesi di questo 2020 così diverso, basata sui dati (ancora provvisori) inviati dalle anagrafi dei vari Comuni. Parla di una popolazione provinciale che al 1° luglio 2020 si è attestata a 706.755 residenti, con un calo di 537 unità rispetto a gennaio. Secondo i tecnici dell’Osservatorio «su questo calo può aver influito anche l'aumento della mortalità dovuta al Covid-19 oltre alla diminuita mobilità tra province e le dinamiche demografiche ed economiche innescate dal lockdown, che dovranno essere approfondite da studi ulteriori».

Del resto, l’accostamento si fa immediato rilevando che in questi sei mesi si sono registrati 4.150 decessi complessivi: «Si tratta di 445 in più dell’atteso, ovvero alla media dello stesso periodo del quinquennio 2015-19» fanno sapere dall’Osservatorio. E la causa di questa impennata è platealmente il Covid, perché nella stessa ricerca si evidenzia che «i decessi Covid-correlati nello stesso periodo sono stati 476, nella quasi totalità avvenuti nei mesi di marzo e aprile». Nello specifico (i dettagli sono disponibili su www.modenastatistiche.it) si tratta di un 62% di uomini e 38% di donne, che hanno perso la battaglia contro il virus nel momento più difficile, perché ancora con poche armi terapeutiche a disposizione.

Complessivamente le famiglie residenti nel modenese risultano 307.034, formate in media da 2,3 persone. La tabella dei 47 Comuni mostra diversi elementi d’interesse. Il primo è la piena tenuta dei due centri maggiori. Sia a Modena (-56 persone) che a Carpi (+1) la percentuale di scostamento è irrisoria. La seconda è la straordinaria performance di Formigine, che in un contesto generale di calo, cresce e anche bene: +249 persone nella prima parte dell’annus horribilis. Dato ancor più significativo se si guarda ai vicini del distretto ceramico: a Fiorano -136 persone (-0,8%), a Maranello -105 (-0,6%). Numeri probabilmente legati anche alle difficoltà del settore ceramico (a Formigine influisce di meno). Con però la particolarità di Sassuolo che regge con un irrisorio -1 in fatto di residenti. Tra i centri di pianura, l’altro che perde significativamente in termini di persone (ma non percentuali: è solo un -0,3%) è Castelfranco, che fa segnare -94 residenti.

Poi c’è tutta la montagna, dove non si riesce ad arginare lo spopolamento: il segno meno è dappertutto a parte Palagano, e Serramazzoni con un -139 ha il non invidiabile primato di centro che perde di più in provincia in termini di persone. A livello di percentuale invece la maglia nera spetta a Montecreto (che scende a 899 residenti, sotto quota 900) e Polinago, entrambi con un -1,9%. «Dei -30 fatti segnare da Polinago - nota il sindaco Tomei - 8 sono dovuti a decessi legati al virus, quasi un terzo. Detto questo, è evidente che in un contesto di saldo demografico negativo, data la netta predominanza di anziani, bisogna lavorare sull’attrattività del territorio: solo con i servizi riusciremo a ripopolare la montagna».