Modena Quelle donne colpite perché non si piegavano ai loro uomini violenti

La separazione negata, la sottomissione, la riconciliazione fallita: i femminicidi  che nel 2020 hanno scosso una provincia che ogni giorno conta reati di genere



Negli ultimi anni la presa di coscienza è cresciuta notevolmente, ma a Modena la violenza contro le donne è sempre al centro degli interventi delle forze dell’ordine e della magistratura. Oltre all’humus sociale delle sopraffazioni quotidiane tra le mura domestiche e sul lavoro, persiste una serie di reati che sfociano anche nell’omicidio, quando si configura come “femminicidio”. Non ci sono solo i casi di maltrattamenti da parte di mariti e compagni, né solo lo stalking praticato da “ex” o spasimanti con messaggi minacciosi o pedinamenti, oppure la violenza sessuale sistematica.


Quest’anno, complice il lockdown che ha creato isolamento tra coppie già in crisi, sono cresciute le richieste di aiuto al Centro antiviolenze modenese. Alla fine di settembre sono state 82 le telefonate di donne disperate contro le 76 dell’anno precedente. Sei gli interventi di emergenza. E poi ci sono le ordinanze del giudice per tenere a distanza uomini molesti, gli interventi di polizia e carabinieri durante liti violente, gli ammonimenti della Questura, le denunce fatte e, va detto, spesso ritirate, le accuse di violenze sessuali. Tutto questo sostrato di violenza diffusa, che può anche essere a bassa intensità ma che è persistente, a tratti martellante, trova il suo acme nei crimini maggiori. Si parla di una provincia come Modena, con un tribunale che ogni giorno celebra processi per stalking, maltrattamenti, violenze sessuali: reati che hanno come vittime delle donne e come imputati uomini che sostengono di amarle. Se guardiamo il film di quest’anno, non si può restare stupiti del fatto che, se i casi paiono in calo, la violenza contro le donne è ugualmente esplosa con brutalità. L’anno si apre con la ferita del Caso Ghizlan, la marocchina 37enne residente in via Puccini uccisa e poi bruciata dal marito Khalin Laamane, un caso che ha sconvolto Modena e ha contribuito ad aprire gli occhi. In febbraio il giudice deposita la sentenza coi 22 anni di condanna per omicidio volontario, contro la richiesta di ergastolo del pm Katia Marino. Si legge che «Laamane era in preda a gravi turbamenti e alla depressione. L’ha uccisa in un clima di esasperazione per una separazione che lei voleva e lui rifiutava». In aprile il nigeriano Lucky Frank è condannato a 4 anni per aver accoltellato la sua compagna simulando un suicidio. Lei non voleva figli da lui. In agosto, poi, viene liberata dal carcere Giordana Guidi, la donna che nel dicembre 2012 uccise il “fratello-padrone” Gabriele con trenta colpi di pistola. Molti sparati all’inguine. Condannata in abbreviato a quasi nove anni e mezzo, Giordana racconta il peso di quel delitto e la sua nuova vita in famiglia. Pochi giorni dopo a Modena è arrestato un 52enne che per la seconda volta ha pestato la sua compagna: il giudice decide di metterlo in carcere. Agli inizi di novembre compare davanti al giudice Domenico Lancellotti, 89 anni. Una mattina del giugno 2019 ha ucciso a coltellate la moglie Teresa Petrone, 77 anni, mentre gli stava servendo la colazione. Una donna dedita a un marito anziano sulla sedia a rotelle. Si stabilisce che Lancellotti è parzialmente incapace di intendere e volere ma presenzierà al suo processo che si terrà davanti alla Corte d’Assise.

Il 12 ottobre scoppia uno dei casi più gravi. I carabinieri di Pavullo arrestano un fornaio del posto, Davide Di Donna. È accusato di aver picchiato la moglie Alessandra (46 anni) arrivando a provocare la morte. Sembrava un incidente domestico: la chiamata al 118 del 1 ottobre non faceva presumere un inferno in casa, poi le indagini della Procura hanno portato alla custodia cautelare dell’uomo. Ma il gip l’attenua e decide per i domiciliari, la Procura ricorre in appello. Intanto emergono sospetti di altre violenze contro di lei. A Pavullo si terrà un raduno con candele della Casa delle Donne contro la Violenza. Infine, ed è fatto recente, a Maranello una storia di malintesa “passione” tra rose e pistole. Coi fiori Giorgio Micillo, 47enne, padre di 5 figli, cerca di riconciliarsi con la compagna. Lei non accetta. Lui le spara un colpo di pistola. Il proiettile la colpisce di striscio alla testa: si salverà. Un gesto criminale che poteva fare un’altra vittima. —