Contenuto riservato agli abbonati

Pavullo «Call center sempre intasato 45 chiamate senza risposta»

Obiettivo secondo tampone Una giornata intera passata al telefono, provando e riprovando a riprendere la linea. Dalle 8 alle 18: dieci ore, per 45 tentativi complessivi. Tutti vani. 

Una giornata intera passata al telefono, provando e riprovando a riprendere la linea. Dalle 8 alle 18: dieci ore, per 45 tentativi complessivi. Tutti vani.

È l’amara esperienza vissuta lunedì con il call center Covid (allo 059-3963663) da una signora di Pavullo di origini francesi assieme a sua figlia 24enne. Risultate entrambe positive al Covid coi tamponi effettuati il 13 novembre, non avendo più febbre né sintomi, dal 18 volevano contattare il servizio per fissare il secondo tampone a 10 giorni dal primo. E poter così terminare l’isolamento. Ma la via telefonica si è rivelata impraticabile: «Ho preso su il telefono e mi son detta: “Adesso chiamo di continuo, vedrai che qualcuno mi risponde” - spiega Corinne Mazoyer - niente, non c’è stato niente da fare: 45 chiamate contate e mi son dovuta arrendere. O suonava occupato, o c’era quella vocina registrata che ho imparato a odiare che mi diceva che per il numero eccessivo di gente in coda mi invitava a richiamare».


Non si è trattato solo dell’esperienza di un giorno: «Non sono mai riuscita a parlare con nessuno - rilancia - al di là del mio medico. Mi dovevano chiamare per l’indagine epidemiologica: mai sentito nessuno. Avevo bisogno di un operatore sanitario per validare il codice della app “Immuni” e mettere nel sistema le nostre positività: ci ho rinunciato, ho disistallato la app. Ho provato a chiamare sindaco e Urp: niente».

Corinne è agente di commercio a partita Iva e ha urgenza di tornare a lavorare perché non ha alcun tipo di sostegno emergenziale: «Se ho voluto essere ricontattata ho dovuto inviare una mail - precisa - ma ancora mi devono fissare il tampone. Grazie a Dio io e Laura abbiamo passato il virus solo con qualche linea di febbre, un po’ di tosse e di stanchezza: è stata più dura affrontare la burocrazia. E so di tante persone che hanno avuto enorme difficoltà a contattare i sanitari: ma chi deve lavorare, come fa?».

La criticità della situazione è confermata dall’Udicon Er: «Nei giorni scorsi - spiega l’associazione a difesa dei consumatori - abbiamo chiesto ai modenesi di raccontarci le loro problematiche con i tamponi. Le segnalazioni sono state numerosissime, fra ritardi e mancate convocazioni. Moltissimi hanno chiamato i numeri utili senza avere risposta. Non possiamo non sottolineare come i cittadini si sentano abbandonati dal sistema in un momento così difficile. Per questo abbiamo scritto ai direttori delle Ausl: non è giusto che chi non riceve risposta sia costretto al tampone privato». —

D.M.

© RIPRODUZIONE RISERVATA