La storia/ Sassuolo. In isolamento nel garage «Solo una campanella quando arriva la spesa»

«Vivo nel garage, in attesa». U.P. è un agente di commercio sassolese e da mercoledì 18 novembre vive in un limbo. Quel giorno, infatti, s’è sottoposto al tampone nei pressi della pista di Fiorano. Non si attendeva una procedura simile a un pit-stop di Formula Uno, ma nemmeno un’attesa di oltre sette giorni per il responso. «Quando mi hanno fatto il tampone, mi hanno spiegato che avrei dovuto attendere 48-72 ore - precisa il sassolese - Invece ancora non so nulla. Ieri ho mandato un mio collega a controllare all’ex ospedale di Formigine. Gli sarebbe stato risposto che ancora non ci sono gli esiti». I

ntanto, la vita di U.P. è come sospesa. «Mi lasciano il cibo davanti al garage di casa - spiega - dove resto in attesa facendo piccoli lavoretti. Devo chiedere a un amico di portare da mangiare a mia madre. Penso di essere tra i fortunati. Se avessi una famiglia di cinque-sei persone come farei a vivere in un ambiente di settanta metri quadrati? Nel bagno si deve disinfettare sempre. Dovrei girare sempre con la mascherina». La soluzione adottata consiste in una campanella: segnala la consegna della spesa e gli consente di muoversi una volta che l’altra persona ha già abbandonato l’ambiente. Nell’attesa, U.P. si pone domande. «Come mai un laboratorio di Sassuolo ti dà il risultato in 24-36 ore? Come mai bisogna invece stare in casa per oltre una settimana senza risposte?».

La differenza nella mole di esami da analizzare non gli pare una spiegazione convincente. «Possono dire “dobbiamo certificare 30mila tamponi”, ma hanno avuto tutta l’estate per prendere i chimici, i macchinari, i reagenti. In questo modo, sono bloccato in casa. Non ti puoi più muovere perché lo Stato ha la giurisdizione sulla tua salute. Se poi sei negativo, ti liberi. Perché non fare i tamponi anche dopo?». —