Maranello. Ferita da un colpo sparato dal compagno. La donna è  tornata a casa

Centrata al viso dal colpo di pistola che le provocò la frattura della teca cranica Un figlio: «Sta bene». I vicini: «Rivederla ci ha riempiti di gioia. Pronti ad aiutarla»


MARANELLO Ieri, dopo quasi dieci giorni, si sono riaperte per la prima volta le finestre dell’appartamento al secondo piano di Via Vespucci al civico 4 a Maranello dove, il 16 novembre, Giuseppe Micillo ha tentato di uccidere la sua compagna. Già, tentato. Perché il colpo uscito dalla sua calibro 6,35 ha ferito gravemente la donna, provocandole la frattura della teca cranica. Ma ieri, la 33enne, dopo l’operazione della scorsa settimana era a casa: quasi un segno di speranza, una coincidenza particolare, vista la ricorrenza della Giornata nazionale contro la violenza sulle donne.



Lungo il viale, vicino al centro, la vita scorre già normale: sembra lontano quel lunedì, in cui tutto il paese è rimasto scosso dalla notizia. Intorno a mezzogiorno arriva un corriere con una busta indirizzata proprio a Micillo. Al citofono però, nessuna risposta. I vicini della donna confermano: «È tornata martedì sera, l’abbiamo vista. Sta bene». Quel che è certo è che, in casa con la 33enne c’è il figlio più grande: «Sì, mia madre è qui a casa – dice – ma non se la sente ancora di parlare. Fisicamente si è ripresa». La coppia abitava nella palazzina da circa un anno, forse anche per questo non sono in tanti quelli che li conoscono: «Fino a quella mattina non sapevamo neppure come si chiamasse la ragazza – raccontano da “Giorgi elettrodomestici”, che si trova proprio di fronte al condominio – ma siamo rimasti profondamente scossi. Ieri l’abbiamo vista un attimo, è entrata subito in casa, siamo contenti che si sia ripresa».



Ieri mattina, come detto, in casa era presente il figlio maggiore, per dare conforto alla madre. Una vicina, la signora Vita, che abita sopra al negozio di elettrodomestici e che dalla sua finestra riesce a vedere il balcone della casa, rivela: «I bimbi più piccoli non li ho ancora né visti né sentiti. Fino a martedì le finestre erano tutte chiuse, oggi è la prima volta che c’è qualcuno in casa. Ed è anche la Giornata contro la violenza sulle donne… Insomma è un bel segno di speranza che si sia ripresa, sono contenta». Adesso spetterà ai figli, ai parenti e agli amici aiutare la 33enne a superare il trauma. Ma anche i vicini, che prima la conoscevano poco, e che hanno scoperto il suo nome solo quel giorno, quando hanno visto arrivare l’ambulanza, seguita dalle forze dell’ordine e dai giornalisti, ora si mostrano pronti a starle accanto.



«Prima gli davo una mano, pur conoscendoli poco – continua Vita – regalandogli un po’ di pane o di prosciutto. Li mettevo in un paniere e li veniva a prendere il compagno Giuseppe. Sentivo spesso delle urla, ma parlavano in dialetto napoletano, quindi non capivo cosa si dicessero. Adesso aspetterò un po’, poi la andrò a trovare e le porterò qualcosa. Cercheremo di sostenerla, è una ragazza molto forte». —