Sport e restrizioni Covid/ I ragazzi di Avia Pervia Pentathlon Modena «Il Novi Sad è diventato la nostra palestra»

MODENA I giri di corsa accanto alle rovine romane. I salti con la corda sulla pista davanti alle tribune. Gli scatti verso la facoltà di Economia. Così i giovani dell’Avia Pervia Pentathlon Modena al pomeriggio dimenticano la didattica a distanza, riscoprono il lavoro atletico in presenza e si preparano a nuove sfide.

Modena, i ragazzi che hanno trasformato il Novi Sad in una palestra per allenarsi



Dalla ripartenza delle scuole, il Novi Sad s’è trasformato nella palestra a cielo aperto della società modenese. «Lo abbiamo scelto per motivi contingenti - spiega il direttore tecnico Simone Cavicchioli - ma noi abbiamo sempre utilizzato questo spazio. Rappresenta una continuità con quello che era all’inizio il pentathlon». Lo sport racchiude in sé cinque discipline: scherma, nuoto, equitazione, pistola laser, corsa campestre. «Fare attività in questo periodo è ancora più complesso - evidenzia Cavicchioli - Per poter aprire abbiamo dovuto adeguarci a tutte le normative vigenti. Dobbiamo tenere monitorato in modo accurato tutti i nostri soci. Dobbiamo ribadire alle famiglie i comportamenti da tenere».

Lo scorso fine settimana la compagine modenese ha ottenuto tre medaglie individuali (un oro, un argento e un bronzo) e due ori a squadre al Criterium nazionale assoluto di Roma. «La Federazione italiana Pentathlon moderno è riuscita a mantenere un calendario - prosegue il direttore tecnico - Ci sono più trasferte, ma con meno atleti. Il pubblico non può partecipare. Ci muoviamo a piccoli gruppi con più mezzi. Per fortuna, riusciamo a gareggiare: i ragazzi hanno bisogno di trovare stimoli. La routine sportiva li mette a loro agio in questa situazione».

Una routine marcata stretta dagli allenatori. Richard Ferrari è il tecnico che sprona i gruppi delle classi 2009 e 2010. «Nonostante tutti i protocolli di sicurezza, in questo periodo ci servono gli spazi aperti - spiega Ferrari - Il Novi Sad rappresenta un’area molto bella, che si sposa assolutamente bene con l’attività di corsa e aerobica in generale». I rischi non mancano. Basterebbe un contagio di un atleta per arrestare le attività in presenza dell’intero gruppo.

Le alternative a distanza non sono mancate durante il lockdown. Gli atleti preferiscono però muoversi con la mascherina pronta all’uso al fianco dei compagni piuttosto che allenarsi in casa, rendicontando con filmati gli esercizi svolti.

Rimangono i rischi legati al Novi Sad. «Si vede un buon presidio delle forze dell’ordine - aggiunge l’allenatore - ma il parco resta un luogo di ritrovo anche di persone equivoche. L’ideale sarebbe creare dei presidi. Basterebbe un posto in cui gli sportivi possano lasciare i loro oggetti, magari con un addetto per un paio di ore alla settimana. Ciò farebbe rivivere il posto. Il Novi Sad potrebbe diventare un’ottima location per allenamenti di tanti sport».

Per Cavicchioli «l’attività al Novi Sad è un po’ problematica. Non abbiamo un punto in cui lasciare la nostra attrezzatura. Alla sera, la zona è purtroppo frequentata anche da gente non rispettosa delle regole. Ci siamo trovati anche in situazioni un po’ difficili. Non hanno interessato direttamente i ragazzi, ma comportamenti un po’ al limite li abbiamo riscontrati».