Sassuolo «Morto dopo la visita, voglio sapere la verità»

Denuncia della moglie Monica per scoprire le cause del decesso del 54enne Alberto Dogali scomparso a San Michele

SASSUOLO «Mio marito è morto. E perchè è andato in ospedale a Sassuolo alle 3 di notte con pesanti problemi respiratori e poi è stato dimesso con un tranquillante e un antidolorifico. Quando poco dopo i medici del 118 lo hanno soccorso a casa non hanno potuto salvarlo e lo hanno portato a Baggiovara dov’è stato operato d’urgenza. Tutto inutile».


È distrutta dal dolore ma è lucida Monica Cerchiari quando racconta le ultime ore di vita del marito, Alberto Dogali, morto a 54 anni l’altroieri per un problema cardiaco. I vertici dell’ospedale parlano di «vicinanza al dolore della famiglia» e promettono «massima collaborazione per chiarire l’accaduto». Resta però il mistero su come sia stato possibile che Dogali, una vita regolare e senza malattie, sia arrivato con forti fitte al petto al pronto soccorso e sia stato dimesso dopo esami del sangue, elettrocardiogramma con una diagnosi che sommariamente faceva riferimento a problemi da stress. Così è stato rimandato a casa a San Michele dei Mucchietti, dove abita con moglie, due figlie e la madre, in largo Pio XII.


«Per non svegliare nessuno è andato da solo al Pronto Soccorso - continua la signora Cerchiari - È rientrato pochi minuti dopo che io era andata a lavorare. Non ho fatto a tempo a vederlo. Al ritorno a casa Alberto e si è accasciato sul divano dell’appartamento al piano terra dove abita mia suocera. Lei ha capito che c’era qualcosa che non andava, ha parlato con un medico, poi mia figlia Rebecca è scesa sentendo il trambusto e vista la gravità della situazione mi ha avvisato immediatamente. Sono tornata a casa con il cuore in gola, arrivando assieme all’ambulanza. Alle 10 l’ultima corsa verso l’ospedale di Baggiovara. Tre ore dopo mi hanno chiamato a casa. Era tutto finito. Ora chiedo un’inchiesta formale, ho firmato la denuncia per segnalare l’accaduto. Vorrei che quello che è capitato alla nostra famiglia non capiti ad altri».
Ieri mattina si è tenuta una funzione religiosa in parrocchia , mentre la salma era già all’ Istituto di Medicina Legale per l’autopsia.


La notizia della scomparsa di Alberto Dogali ha destato molto scalpore a S. Michele dove lui era molto conosciuto. I suoi genitori hanno gestito per molti anni la tabaccheria del paese mentre lui, tecnico di valore in forza alla Sacmi, si spostava per montare impianti. Al momento dell’accaduto mancava da casa la figlia Nicole, 26 anni, andata a Bari per seguire l’installazione di un modernissimo impianto di depurazione dei fanghi per l’Acquedotto Pugliese e che lei aveva contribuito a progettare.
Un lavoro eccezionale che documentava la sua tesi sperimentale e che avrebbe presentato per la laurea tra pochi giorni in ingegneria: «Nicole non riuscirà a dare questa soddisfazione al papà» dice commossa Monica. —

 

Disposta l’autopsia per capire le ragioni e avere certezze

Ora ci sarà la battaglia delle perizie e dei medici legali. Come sempre accade in questi casi la parola decisiva sulle cause del decesso spetterà ai tecnici che dovranno, in estrema sintesi, dare la loro risposta su due quesiti. Ad esempio: il tecnico sassolese, nelle condizioni in cui è arrivato in ospedale a Sassuolo, poteva essere curato e salvato con cure idonee o la sua situazione era comunque compromessa? La diagnosi è stata corretta, sono state valutate le ipotesi che potevano far pensare alla possibilità di rischiare la vita per il tecnico cinquantaquattrenne? Sono questi i quesiti che dovranno arrivare dall’autopsia. Intanto la Procura, con un provvedimento firmato dal pm Lucia De Santis, ha disposto l’esame della salma. Terminate queste operazioni si potrà procedere al funerale. —